Per molti anni, parlando di riforma del sistema pensionistico, la parte più conservatrice della cosiddetta società civile e del mondo politico si è sistematicamente schierata contro ogni tentativo di riforma in nome della giustizia sociale.
E’ giusto, si dice, che chi ha lavorato, possa godere di una vecchiaia dignitosa e ogni tentativo di riforma va a ledere questa dignità.
Il primo Governo Berlusconi – quello che voleva fare la rivoluzione liberale (cosa impossibile da fare in un paese in cui gli stessi liberali sono illiberali quanto il resto delle forze politiche) – crollò proprio per aver cercato di riformare il sistema pensionistico.
I pensionati vanno protetti perché hanno lavorato, perché se lo meritano, perché è (socialmente) giusto, e perché sono una categoria fragile che va tutelata.
E’ un punto di vista legittimo, ma non condivisibile.
Tutti i pensionati nati fra il 1940 e il 1960, sono quelli che hanno beneficiato di un’espansione economica finanziata con il debito pubblico. Dal 1979 al 1993 il debito pubblico italiano passa da circa il 65 per cento a circa il 130 per cento. Sono stati gli anni della Milano da bere di Craxi, dei paninari, dell’affluenza di massa, di un tenore di vita al di sopra di quello che un paese normale e giudizioso si può o poteva permettere. Una bella vita che chi lavorava in quegli anni, cioè per lo più quelli nati fra il 1940 e il 1960, è stata finanziata con un debito che le generazioni successive, nate in tempi di austerità e stagnazione, sono chiamate a pagare.
Che chi ha fatto la bella vita con i soldi delle generazioni successive pretenda di difendere i propri privilegi in nome della giustizia è scandaloso. Le pensioni che i pensionati percepiscono oggi sono pagate dai contributi da chi lavora oggi e che forse domani non potrà godere di un trattamento pensionistico di cui godono gli attuali pensionati. Anche questo è ingiusto.
Dire poi che i pensionati sono una classe fragile è ingiusto nel senso di essere del tutto scorretto. I pensionati sono un blocco elettorale fortissimo, forzano i governi a fare politiche pro-pensionati cioè a fare spesa pubblica per finanziare i consumi dei pensionati anziché investire nei giovani, nelle infrastrutture, nell’innovazione e nel futuro del paese.
I pensionati, e chi li ha tutelati per comprensibili motivi elettorali, sono più o meno colpevolmente, la causa di tanti problemi del paese: salari bassi, debito pubblico, fragilità del sistema pensionistico, e politiche che per tutelare gli (ingiusti) interessi dei pensionati hanno compromesso la competitività del paese.
Per cui un governo che ha a cuore il bene del paese deve mettere mano ad una seria riforma delle pensioni. E’ una riforma necessaria ed è una riforma giusta perché anche le generazioni future hanno diritto di essere tutelate.
Riccardo Pelizzo
Decano della Graduate School of Public Policy, Nazarbayev University


















