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Grano, allarme di Coldiretti Verona: prezzi troppo bassi, chiesto l’intervento del Governo

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La crisi del grano investe anche il Veronese. Con oltre 25 mila ettari coltivati e una produzione che supera le 150 mila tonnellate tra grano tenero e duro, il comparto cerealicolo rappresenta una delle colonne portanti dell’agricoltura scaligera. Oggi, però, gli agricoltori si trovano a fare i conti con un forte crollo dei prezzi all’origine, mentre i costi di produzione continuano ad aumentare.

Per questo Coldiretti ha chiesto al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste un pacchetto di misure straordinarie per sostenere la filiera, contrastare le speculazioni e tutelare il reddito delle imprese agricole.

L’organizzazione propone uno stanziamento immediato di 40 milioni di euro nell’ambito del disegno di legge Coltiva Italia per rafforzare i contratti di filiera e finanziare un piano di ammodernamento dei centri di stoccaggio, oltre all’impiego di tecnologie avanzate – come risonanza magnetica, mappatura genomica e analisi isotopica – per individuare eventuali frodi sull’origine del grano.

Secondo Coldiretti, il mercato è oggi alterato da dinamiche speculative che stanno penalizzando pesantemente i produttori. In appena due anni il prezzo del grano duro è passato da circa 35 euro al quintale agli attuali 27 euro, con punte di appena 19 euro registrate in alcune aree del Paese. Quotazioni considerate inferiori ai costi di produzione, mentre pane e pasta continuano a mantenere prezzi elevati sugli scaffali.

A incidere negativamente sarebbe anche il forte aumento delle importazioni di grano estero. I dati Eurostat, elaborati da Coldiretti, evidenziano un incremento del 55% delle importazioni dal Canada nel mese di maggio rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, dopo il picco del 200% registrato ad aprile.

Secondo l’organizzazione agricola, questo afflusso di prodotto durante la fase della raccolta italiana contribuisce ad abbassare artificialmente le quotazioni riconosciute agli agricoltori.

Coldiretti richiama inoltre l’attenzione sul tema della reciprocità delle regole. L’associazione evidenzia infatti come in Canada venga utilizzato il glifosato per l’essiccazione del grano direttamente in campo, una pratica vietata in Italia e nell’Unione Europea, ritenuta un elemento di concorrenza sleale nei confronti delle produzioni nazionali.

Tra le richieste avanzate al Ministero figura anche un rafforzamento dei controlli contro le pratiche commerciali sleali, con sanzioni nei confronti di chi acquista il grano a prezzi inferiori ai costi sostenuti dalle aziende agricole.

Altro punto ritenuto strategico è il rinnovamento della rete nazionale dei centri di stoccaggio, considerato che oltre il 60% dei silos italiani ha più di quarant’anni. Strutture più moderne consentirebbero agli agricoltori di conservare il raccolto più a lungo, evitando di essere costretti a vendere nei momenti di maggiore pressione del mercato.

Sul tema interviene Massimo Marcomini, componente della Commissione Cereali della Camera di Commercio di Verona per conto di Coldiretti Verona.

“La raccomandazione agli agricoltori è di non vendere il grano in questa fase di avvio della campagna, ma di attendere l’autunno e di sfruttare la nostra capacità di stoccaggio trattenendo il prodotto nei magazzini. Rimuovendo temporaneamente l’offerta dal mercato e riducendo così la disponibilità immediata ci attenderemmo l’aumento della domanda da parte dell’industria e delle centrali d’acquisto, e una risalita dei listini che, secondo le analisi di mercato, teoricamente non dovrebbero subire ulteriori ribassi rispetto ai livelli minimi attuali”.

Tra le ulteriori proposte avanzate da Coldiretti figurano anche un piano nazionale degli invasi per favorire l’irrigazione di precisione e maggiori investimenti nella ricerca sulle Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA), considerate fondamentali per rendere le colture più resistenti agli effetti dei cambiamenti climatici.



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