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Veneto, allarme lavoro: entro il 2029 andranno in pensione oltre 291 mila persone

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Il Veneto si prepara ad affrontare una delle più grandi sfide del prossimo decennio: il ricambio generazionale nel mondo del lavoro. Secondo un’analisi dell’Ufficio studi CGIA, tra il 2025 e il 2029 oltre 291.200 lavoratori veneti usciranno definitivamente dal mercato del lavoro per pensionamento. Una prospettiva che rischia di mettere ulteriormente sotto pressione le imprese, già oggi alle prese con una crescente difficoltà nel reperire personale qualificato.

Il dato assume un peso ancora maggiore considerando che 164.600 delle uscite riguarderanno i dipendenti privati. Tra le grandi regioni italiane, il Veneto è al terzo posto per incidenza delle sostituzioni necessarie nel settore privato, con il 56,5%, preceduto soltanto da Lombardia (64,6%) ed Emilia-Romagna (58,6%).

Per la CGIA, saranno soprattutto le piccole e medie imprese a pagare il prezzo più alto. Le aziende di dimensioni ridotte, infatti, hanno una minore capacità di attrarre giovani lavoratori rispetto ai grandi gruppi industriali e rischiano di trovarsi senza il necessario ricambio di competenze.

Nonostante un dato incoraggiante, ovvero l’aumento dei giovani tra i 15 e i 34 anni registrato nell’ultimo decennio, il quadro resta preoccupante. In Veneto questa fascia di popolazione è cresciuta dell’1,4%, passando da 977.777 a 991.147 residenti, in netta controtendenza rispetto al dato nazionale, dove nello stesso periodo si è registrato un calo del 4,3%.

Anche Verona presenta numeri positivi. La popolazione giovanile è salita da 190.940 a 194.129 persone, con un incremento di 3.189 residenti, pari a +1,7%. Ancora migliori i risultati di Treviso (+2,8%) e Venezia (+2,4%), mentre Rovigo rappresenta il caso più critico della regione, con una perdita del 9,7% dei giovani negli ultimi dieci anni.

Secondo la CGIA, l’immigrazione da sola non sarà sufficiente a compensare il progressivo svuotamento del mercato del lavoro. Può rappresentare una risposta nel breve periodo, ma solo se accompagnata da una programmazione efficace. L’associazione propone di rafforzare i canali previsti dal Piano Mattei, favorendo l’ingresso di lavoratori stranieri già formati nei Paesi d’origine, con competenze professionali certificate e una conoscenza della lingua italiana. Parallelamente, le imprese dovrebbero garantire occupazione stabile e contribuire a facilitare l’accesso ad alloggi dignitosi.

L’analisi guarda anche oltre il mercato del lavoro. L’invecchiamento della popolazione, infatti, avrà effetti rilevanti sia sul sistema pensionistico sia sulla sanità. Secondo le proiezioni richiamate dalla CGIA, la spesa previdenziale potrebbe raggiungere un picco attorno al 17% del Pil entro il 2040, per poi diminuire progressivamente nei decenni successivi. Il vero problema, però, sarà l’entità delle future pensioni: carriere discontinue e stipendi più bassi rischiano di tradursi in assegni insufficienti, motivo per cui viene rilanciata la necessità di rafforzare la previdenza complementare.

Sul fronte sanitario, la situazione potrebbe diventare ancora più complessa. Oggi gli over 65 rappresentano circa un quarto della popolazione italiana ma assorbono circa il 60% della spesa sanitaria. Entro il 2050 questa fascia d’età potrebbe arrivare a rappresentare circa il 35% della popolazione, con un inevitabile aumento della spesa per assistenza sanitaria, servizi sociali e non autosufficienza.

La conclusione della CGIA è chiara: il Veneto dispone ancora di una base demografica migliore rispetto a molte altre aree del Paese, ma il tempo per preparare il ricambio generazionale è limitato. Senza politiche efficaci sulla formazione, sull’attrazione dei giovani, sull’immigrazione qualificata e sulla previdenza integrativa, il rischio è che le imprese si trovino senza lavoratori proprio mentre aumenta il fabbisogno di competenze.



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