La Seconda Guerra mondiale, per l’Italia, durò 3 anni e 3 mesi, dal 10 Giugno 1940 all’8 Settembre 1943.
La Guerra in Ucraina dura già da 4 anni e 4 mesi e non sembra destinata a finire in tempi brevi.
La Russia giustifica il conflitto in nome della necessità di difendere la popolazione etnicamente russa. L’Ucraina giustifica il conflitto in nome della necessità di preservare l’integrità territoriale.
L’Unione Europea e il fronte dei moderati italiani sono inclini a supportare lo sforzo bellico dell’Ucraina, per evitare che la Russia decida di invadere l’Europa.
Commentatori (e politici) di estrema sinistra e di estrema destra criticano le scelte dell’Unione Europa (e dei vari governi dell’Unione), denunciando il fallimento degli sforzi fatti per sostenere l’Ucraina, la presunta corruzione del Presidente ucraino, o entrambe le cose.
In questo dibattito fra sordi, che non riusciranno mai a convincersi a vicenda della bontà delle rispettive posizioni, manca completamente una questione fondamentale ovvero, quale è l’interesse dell’Italia e dell’Europa? E cosa conviene fare, anche cinicamente se necessario, per il nostro interesse nazionale e europeo?
La guerra in Ucraina è costata molto agli italiani e agli europei: 3 miliardi autorizzati da 12 decreti interministeriali, 390 milioni di euro per lo European Peace Facility, 310 milioni per l’assistenza macro-finanziaria, e 50 milioni per assistenza umanitaria diretta. L’Europa nel complesso ha stanziato oltre 200 miliardi.
Il costo della guerra grava sui conti pubblici e, alla fine, sulle tasche degli italiani.
A molti italiani la guerra non piace.
I soldi spesi per la guerra non vengono destinati ad affrontare altre priorità, tra cui la modernizzazione delle infrastrutture, la salute pubblica, la ricerca, o la scuola.
Dopo 4 anni di guerra, non si vedono risultati.
Non serve essere un esperto nell’analisi dei costi benefici per capire che la strategia Europea perseguita fino ad oggi abbia avuto un costo alto, e benefici bassi.
Motivo per cui forse sarebbe opportuno disegnare una nuova strategia e magari, evitando di discutere troppo su come debbano essere ripartiti in questa faccenda, torti e ragioni, riaprire il tavolo dei negoziati e trovare una soluzione diplomatica.
Una volta si diceva che quando la diplomazia fallisce, si fa la guerra.
Il concetto va oggi ribaltato: quando la guerra fallisce – e questa guerra è un fallimento per l’Europa, per Putin, per l’Ucraina, per tutti – si deve trovare una soluzione diplomatica. E’ proprio dove la guerra fallisce, che la diplomazia può e deve trionfare. Per cui diamo la possibilità di fare (bene) il suo lavoro. Una soluzione diplomatica conviene a tutti.
Riccardo Pelizzo
Decano della Graduate School of Public Policy, Nazarbayev University


















