Il Pd Verona alza il livello dello scontro politico sul Decreto Sicurezza approvato dal Senato venerdì 17 aprile e ora passato all’esame della Camera. Al centro della critica non c’è solo l’impianto del provvedimento, ma soprattutto l’assenza di risorse strutturali per rafforzare le Polizie locali, tema che a Verona pesa in modo particolare.
A firmare la presa di posizione sono il segretario provinciale Franco Bonfante e la segretaria cittadina Alessia Rotta, che parlano di un provvedimento più utile alla propaganda che alla sicurezza concreta delle città. Per i dem, infatti, aumentare compiti, sanzioni e richieste operative senza affiancare fondi certi per il personale significa scaricare ancora una volta tutto il peso sui territori e sui Comuni.
Nel mirino del Partito Democratico c’è la bocciatura degli emendamenti che puntavano a ottenere finanziamenti strutturali per nuove assunzioni nella polizia locale. Un passaggio che, secondo il Pd veronese, smaschera la distanza tra gli slogan nazionali sulla sicurezza e la realtà quotidiana di chi deve presidiare strade, quartieri e zone sensibili con organici insufficienti.
Bonfante e Rotta richiamano poi l’allarme già lanciato da Vito Leccese, sindaco di Bari e delegato Anci alla sicurezza e alla polizia locale, secondo cui servirebbe un fondo nazionale da almeno 500 milioni di euro per rafforzare il presidio urbano e sostenere davvero i Comuni. Una linea che si intreccia con quella espressa anche dal comandante della polizia locale di Verona, Luigi Altamura, che nelle scorse settimane aveva parlato della necessità di 140 nuovi agenti per il capoluogo scaligero.
Il dato veronese rende la polemica ancora più concreta. Proprio nei giorni scorsi il Comune di Verona ha pubblicato nuovi interpelli per coprire posti nella polizia locale: 14 istruttori e 7 funzionari a tempo pieno e indeterminato. Segno che il tema degli organici non è affatto teorico, ma rappresenta già oggi un nodo operativo aperto per la città.
Nella nota diffusa dal Pd Verona, l’attacco al centrodestra è anche politico. I dem sottolineano infatti che tra gli emendamenti respinti non comparirebbero firme di parlamentari veronesi di maggioranza, accusati di alzare i toni sul territorio e di tacere invece a Roma quando si tratta di trovare risorse vere per chi lavora in strada.
Il messaggio finale è netto: senza un piano nazionale per la sicurezza integrata, con assunzioni, coordinamento e dotazioni adeguate, la sicurezza rischia di restare una parola buona per i comizi ma debole nella vita reale delle città. Ed è proprio su questo terreno che il Pd prova ad aprire una nuova offensiva politica veronese: meno decreti-bandiera, più uomini e mezzi nei quartieri.


















