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Confcooperative a Vinitaly: “Stop agli allarmismi sul vino”

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Il tema del rapporto tra vino e salute torna al centro del dibattito a Vinitaly 2026, dove dal mondo accademico e produttivo arriva una presa di posizione netta contro le etichette allarmistiche.

A intervenire allo stand di Confcooperative è stato il professor Alberto Battezzati, Ordinario all’Università di Milano, durante il talk “Vino, alimentazione e salute: questione di stile”, alla presenza anche del sottosegretario Patrizio La Pietra.

Il richiamo alla scienza

“Il tema dei rischi per la salute correlati al consumo di vino richiede un approccio di estrema cautela e rigore scientifico. È fondamentale distinguere tra le evidenze degli effetti di singoli componenti e l’impatto di un alimento quando inserito in un regime alimentare completo. Sebbene l’alcol sia una sostanza tossica presente nel vino, le evidenze scientifiche complessive non giustificano la messa al bando del vino stesso; al contrario, esistono numerosi studi a favore del vino inteso come alimento parte integrante della dieta mediterranea” ha spiegato Alberto Battezzati.

Un passaggio chiave riguarda la differenza tra consumo moderato e abuso.

“La ricerca ci insegna che una “dieta salutare” è molto più della semplice somma delle singole sostanze che la compongono. Un bicchiere di vino consumato da adulti all’interno di un corretto contesto alimentare e di uno stile di vita equilibrato produce effetti diversi rispetto a modalità di consumo sregolate, come il pericoloso fenomeno del binge drinking tra i giovani, dove peraltro il vino non è prevalente. In assenza di abuso e di condizioni cliniche, l’assunzione moderata di vino occupa un posto di rilievo nella nostra cultura alimentare e mostra benefici, in particolare a livello cardiovascolare, che non ha senso eliminare. Non è il singolo elemento a determinare la salute, ma il pattern dietetico complessivo: il vino, se inserito in un modello millenario come quello mediterraneo, continua a rappresentare un valore aggiunto per il benessere”.

Drei: “Difendere il vino dalla disinformazione”

Sulla stessa linea il presidente di Confcooperative Fedagripesca Raffaele Drei, che invita a contrastare letture distorte del fenomeno.

“È quanto mai fondamentale continuare a contrastare, con il rigore della scienza, messaggi allarmistici che minano l’immagine del settore e disinformano i consumatori, impattando negativamente anche sul consumo del vino. L’abuso è certamente dannoso, ma il consumo moderato e consapevole è parte della nostra identità e del nostro benessere alimentare. Ci sono altrettanti studi che dimostrano che il vino, inquadrato in un regime alimentare equilibrato, porta benefici alla salute”.

Un tema che si lega anche al recente riconoscimento della cucina italiana come patrimonio UNESCO.

“A maggior ragione ora che la cucina italiana – nella sua tradizione e nell’insieme dei suoi componenti – ha ricevuto il riconoscimento come patrimonio Unesco in virtù anche del valore che essa riveste per il benessere della persona, non si può per così dire scorporarne un pezzo, considerando il vino un prodotto che arreca danni alla salute” ha concluso Raffaele Drei.

I numeri del sistema cooperativo

Il comparto rappresentato da Confcooperative pesa in modo significativo sul settore vitivinicolo italiano:
266 cantine e consorzi cooperativi, 100.000 soci viticoltori, un fatturato aggregato da 5,2 miliardi di euro, di cui 1,8 miliardi dall’export.

Sono inoltre 100 le realtà con produzione superiore ai 10 milioni di euro, mentre nell’ultimo anno sono stati investiti 395 milioni di euro in sostenibilità ambientale.



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