Prosegue il dibattito al Vinitaly 2026, dove il tema del futuro del vino si intreccia sempre più con export, mercati internazionali e semplificazione normativa. Al centro della scena, ancora una volta, Coldiretti, protagonista della tavola rotonda “IL FUTURO DEL VINO. Cambiamenti dei consumi e nuovi mercati. Le sfide da cogliere”, ospitata dal Consorzio di tutela dei vini della Valpolicella.
Ad aprire i lavori è stato Alberto Bozza, consigliere regionale di Forza Italia, che ha posto l’accento sulla necessità di ampliare i mercati internazionali e rafforzare il ruolo delle istituzioni: “Nuovi mercati internazionali dell’export ed enoturismo. Queste le sfide del comparto vitivinicolo. E le istituzioni devono favorire il raggiungimento di questi obiettivi. Con il Ministro degli Esteri Antonio Tajani, domenica, abbiamo fatto il punto proprio su questo: mettere a disposizione le ambasciate anche come punto di riferimento commerciale per la filiera vitivinicola”.
Un confronto che ha visto la partecipazione di figure chiave del settore, tra cui Christian Marchesini, presidente del Consorzio Valpolicella, Alex Vantini, presidente di Coldiretti Verona, Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi, presidente di Federdoc, e Fabrizio Lobasso, vice direttore generale per la crescita e la promozione export del Ministero degli Affari Esteri.
A riportare il focus sulle criticità del comparto è stato proprio Alex Vantini, presidente di Coldiretti Verona, che ha ribadito con forza la linea già emersa durante la manifestazione: “devono liberare il vino dalla catene, quindi dalla burocrazia eccessiva e dalla demonizzazione, pensiamo alle etichette allarmistiche che alcune istituzioni Ue vorrebbero inserire”.
Un richiamo diretto al tema delle “catene” che sta caratterizzando la presenza di Coldiretti al Vinitaly 2026, e che torna anche nel dibattito istituzionale.
Vantini ha inoltre evidenziato il peso economico del settore sul territorio: “Verona è capitale del vino, pensiamo che anche solo una riduzione del 5% del nostro export significherebbe una perdita di 200 milioni di euro”.
Da qui la necessità di un cambio di approccio: “Occorre non ragione più in termini di volumi, ma sulla qualità. E lavorare sul piano culturale per la promozione del vino, perché il vino è cultura, paesaggio, territorio”.
Nel suo intervento, Alberto Bozza, consigliere regionale, ha sottolineato anche la complessità dello scenario globale: “I conflitti internazionali, lo spauracchio dei dazi e il cambiamento dei mercati certamente rendono complesse le sfide presenti e future della filiera vitivinicola – ha detto Bozza– pertanto occorre creare una piattaforma unica veneta e veronese che rappresenti tutta la filiera e che la rafforzi nell’attività di promozione internazionale. Così si può fare sistema e parlare con una voce sola”.
Uno sguardo al futuro arriva anche da Christian Marchesini, presidente del Consorzio Valpolicella: “Siamo qui per dare un orientamento anche alle aziende presenti sulle dinamiche di mercato e di distribuzione che mutano. La situazione internazionale è complessa ma guardiamo il futuro con positività. L’accordo con India per noi è positivo, può darci opportunità da sfruttare”.
Infine, Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi, presidente di Federdoc, ha evidenziato segnali incoraggianti: “la situazione dei mercati internazionali è delicata ma le cose stanno andando meglio delle aspettative, dunque siamo positivi. E il Governo ci sta dando risposte positive. Gli Stati Uniti sono un mercato di riferimento, ma occorre allargare il raggio e i Consorzi possono fungere da coordinamento in questa operazione”.
Dal confronto emerge quindi una linea condivisa: rafforzare l’export, aprirsi a nuovi mercati e alleggerire i vincoli, con Coldiretti in prima linea nel chiedere meno burocrazia e più strumenti concreti per sostenere il settore.













