L’immagine che racconta meglio la serata del Bentegodi è quella di Paolo Zanetti a fine gara che si tiene la testa tra le mani. L’Hellas Verona perde una partita giocata alla pari, decisa da un episodio tanto sfortunato quanto crudele: una autorete beffarda di Nelsson. E resta anche il rammarico per un rigore solo sfiorato, cancellato dal fuorigioco di Valentini di pochi centimetri.
Dopo il pari di Napoli, il Verona cercava continuità e risposte. Le ha trovate sul piano della prestazione. Squadra viva, compatta, ordinata. Capace di tenere il campo contro una Lazio di qualità, senza mai andare realmente in affanno. La classifica però non sorride, e perdere così brucia.
Zanetti sceglie una formazione equilibrata: davanti spazio a Giovane e Orban, fantasia affidata a Bernede, mentre Gagliardini dà ordine in mezzo. Dietro i soliti mastini a protezione di Montipò. Per la Lazio, orfana dell’ex Zaccagni, è una gara da non sbagliare.
Il primo tempo è lotta e corsa. Il Verona prende presto le misure, rischia solo una volta sulla combinazione Isaksen–Noslin, poi cresce. I gialloblù chiudono le linee, limitano il palleggio laziale e ripartono con personalità. L’occasione più nitida è sul destro a giro di Bradaric, con Provedel attento a deviare.
La ripresa ricalca la prima frazione: equilibrio, Lazio che non sfonda, Hellas che regge e resta dentro la partita. Poi l’episodio che la decide. Un rimpallo maledetto, la deviazione di Nelsson e la palla che finisce alle spalle di Montipò. Una mazzata.
La reazione del Verona c’è, ma le occasioni vere dalle parti di Provedel sono poche. Fino all’ultimo brivido: contatto netto in area tra Provedel e Valentini. Il rigore sembra cosa fatta, ma il VAR spegne tutto: fuorigioco dell’argentino in partenza.
Finisce così. Sconfitta che pesa, soprattutto per come matura. Ma il segnale è chiaro: l’Hellas è vivo, tiene il campo e non è inferiore. Ora serve trasformare queste prestazioni in punti, perché la classifica non aspetta.
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