Rispetto alla media nazionale a Verona l’inflazione è più alta e i prodotti alimentari sono sempre più cari. Secondo quanto riferito dal Comune, la crescita dell’inflazione a settembre 2021 rispetto all’anno precedente era del 2,7%, mentre quest’anno è del +9,9%, con una differenza percentuale di un punto sul dato nazionale; numeri che rendono Verona tra la città più care d’Italia.
I dati più allarmanti riguardano le utenze domestiche +35% e i prodotti alimentari e le bevande analcoliche +13,4%. Prezzi in aumento e consumi in discesa. È questo il nuovo scenario, secondo l’associazione di categoria, che caratterizzerà l’autunno delle famiglie veronesi.
L’elaborazione di Confesercenti Veneto sui dati Istat evidenzia primi cambiamenti nella composizione della spesa delle persone: “Inizialmente le imprese, preoccupate da una possibile diminuzione dei volumi, hanno cercato di non scaricare l’inflazione sui prezzi con l’effetto di far crollare la loro redditività fino al limite della sostenibilità – ha detto la presidente di Confesercenti Veneto, Cristina Giussani -. Oggi, sulla spinta degli aumenti energetici, non è più possibile contenere i prezzi che aumentano al punto da modificare i consumi, anche in materia di spesa alimentare”.
“Uno scenario pesante per le famiglie – ha continuato Giussani -, ma drammatico anche per le piccole imprese del turismo e del terziario che dipendono dal mercato interno, schiacciate tra il rallentamento dei consumi e l’aumento dei costi fissi. Senza un intervento immediato per superare l’emergenza energetica, contenere l’inflazione ed evitare il pericolo di recessione il rischio è che, anche in Veneto, migliaia di attività vengano messe fuori mercato nei prossimi mesi”.
Il Comune di Verona, per far fronte a questa situazione, ha lanciato l’iniziativa ?Occhio al prezzo’, volta a sensibilizzare i cittadini sui rincari dei prodotti alimentari con la duplice funzione di educare i cittadini a un consumo più consapevole e ad evitare comportamenti speculativi ingiustificati.













