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… Schiavi di Roma Dio non ci creò!

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La gente non riesce più a stare in casa. I grandi vogliono tornare al lavoro e a lottare per ricostruire, i piccoli anelano per avere i loro spazi dove muoversi. Le attività produttive fremono e le associazioni di categoria spingono da ogni parte affinché i loro associati non finiscano negli abissi. Purtroppo viviamo in un Paese centralista e governato da un esercito di incompetenti. Per chi non se ne fosse accorto il Coronavirus sta facendo ciò per cui ha lottato il “celodurista” Umberto Bossi. Le Regioni del nord viaggiano con determinazione verso alcune soluzioni, cercando partenze anticipate per le aziende e le attività, con preaperture sperimentali e nuove aperture totali; il centro va per un’altra strada e il sud, in primis la Campania, minaccia addirittura di bloccare i confini. Ha scritto bene Vittorio Feltri, che se la Regione Governata da De Luca blocca i confini d’accesso, sarebbe una gran bella cosa se lo facesse anche per le uscite. Sta di fatto che su tutto si decide nella Capitale, che secondo le parole dell’Inno di Mameli, “Schiavi di Roma iddio ci creò”. Peccato che Nostrosignore schiavi di Roma non ci ha fatto nascere proprio per un cazzo. Certo staremo buoni, manderemo giù dei grandi bocconi amari e resisteremo con rabbia e pazienza fino al 4 maggio. Dopodiché ci aspettiamo, come ha dichiarato il Governatore della nostra Regione Luca Zaia, che arrivino solo provvedimenti di apertura. C’è da sperare che in queste settimane la casta romana non prepari un ufficio “complicazioni di affari semplici”. Sono convinto che molte attività potrebbero tranquillamente riaprire anche prima del 4 maggio ma evidentemente, come sempre, di risposte veloci, efficienti e rapide l’Italia ne conosce poche, a Roma poi non parliamone proprio. Se siamo un Paese unito tutto deve riaprire, anche se in forma graduale, in modo unitario. In primis i collegamenti viari, porti, aeroporti e ferrovie. Lo Stato poi deve fare alla Nazione una puntura di liquidità da cavallo. Chi in questi mesi, – la farmaceutica, l’alimentare, packaging e l’energia – ha fatto affari colossali, deve dare un congruo contributo a chi ha tenuto chiusa l’attività per 2 mesi. A cui aggiungo taglio delle tasse, degli incentivi, benefit e liquidità da mettere sui conti correnti di commercianti, imprenditori, professionisti e partite iva. Si è voluto fermare il motore e la vita dell’Italia? Bene, è arrivato il momento di girare la chiave e ripartire.

Achille Ottaviani


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