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Banco BPM-MPS, la partita che può cambiare la banca italiana: il progetto industriale sfida la logica della speculazione

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La grande partita bancaria che sta ridisegnando il sistema del credito italiano è arrivata a un passaggio decisivo. Da una parte c’è l’Offerta pubblica di scambio lanciata da Intesa Sanpaolo su Monte dei Paschi di Siena; dall’altra prende sempre più corpo l’ipotesi di un’integrazione tra Banco BPM e MPS, che appare fondata su una logica industriale capace di creare valore nel lungo periodo per azionisti, imprese, risparmiatori e territori.

Le cronache economiche di oggi raccontano un elemento significativo: il Consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi ha espresso una valutazione fortemente critica sull’offerta di Intesa Sanpaolo, ritenendo che il corrispettivo proposto non rappresenti adeguatamente il valore della banca e che l’operazione presenti numerose criticità ancora irrisolte.

Il primo rilievo riguarda il prezzo offerto, che secondo il board senese non incorpora un adeguato premio di controllo, normalmente riconosciuto nelle operazioni di questa natura. Per il Cda, la valutazione economica non riflette il percorso di rilancio compiuto da Monte dei Paschi negli ultimi anni né il valore strategico dell’istituto. Inoltre, il corrispettivo risulterebbe inferiore rispetto ai multipli riconosciuti in recenti operazioni comparabili nel settore bancario europeo.

Altro punto centrale riguarda le sinergie industriali prospettate da Intesa Sanpaolo, quantificate in circa 2,9 miliardi di euro. Secondo il Consiglio di amministrazione di MPS, tali benefici appaiono particolarmente ambiziosi e richiedono approfondimenti, sia sotto il profilo dei tempi di realizzazione sia dei costi necessari per conseguirli. Il board ritiene che una parte rilevante di queste sinergie derivi essenzialmente da riduzioni di costi e razionalizzazioni organizzative, senza che siano stati chiariti fino in fondo gli effetti concreti per gli azionisti della banca senese.

Il Cda richiama inoltre l’attenzione sulle incertezze regolamentari e antitrust che accompagnano l’operazione. L’Ops richiederebbe infatti una serie di autorizzazioni e di interventi correttivi che potrebbero incidere sulla struttura finale dell’aggregazione e sul valore complessivo dell’offerta.

Ma è probabilmente il tema dell’integrità di Monte dei Paschi a rappresentare il nodo più delicato.

Per ottenere il via libera delle autorità della concorrenza, il progetto di Intesa Sanpaolo prevede infatti la cessione a BPER Banca di centinaia di sportelli, insieme ai relativi clienti, attività e dipendenti. Si tratta di una condizione necessaria per ridurre le sovrapposizioni territoriali e rispettare i vincoli antitrust, ma che comporterebbe inevitabilmente una profonda ridefinizione del perimetro della banca senese. Lo stesso Consiglio di amministrazione di MPS evidenzia il rischio che l’operazione possa tradursi in una perdita di valore industriale e nell’indebolimento dell’identità della banca più antica del mondo ancora in attività.

È proprio su questo punto che emerge la differenza più marcata rispetto al progetto Banco BPM-MPS.

L’ipotesi di integrazione con Banco BPM, infatti, non prevede lo smembramento di Monte dei Paschi, ma punta a costruire un nuovo gruppo mantenendo integro il patrimonio industriale, il marchio, la rete territoriale e le competenze sviluppate dall’istituto senese. L’obiettivo non è assorbire una banca in un gruppo già dominante, bensì creare un terzo grande polo bancario nazionale, capace di competere con i maggiori operatori senza disperdere il valore costruito negli anni.

La differenza tra le due operazioni è quindi sostanziale.

L’Ops di Intesa Sanpaolo risponde prevalentemente a una logica di concentrazione finanziaria, nella quale una grande banca incorpora un altro istituto, con le inevitabili razionalizzazioni che ne conseguono. L’integrazione tra Banco BPM e MPS, invece, nasce da una logica industriale: mettere insieme due banche con caratteristiche complementari, forte radicamento territoriale e una consolidata vocazione al sostegno delle famiglie e soprattutto delle piccole e medie imprese, cuore del sistema produttivo italiano.

L’Italia ha certamente bisogno di grandi gruppi in grado di competere sui mercati internazionali. Ma ha anche bisogno di un sistema bancario equilibrato, capace di accompagnare la crescita dell’economia reale e di sostenere le imprese che ogni giorno investono, esportano e creano occupazione.

In questa prospettiva, un’integrazione tra Banco BPM e Monte dei Paschi di Siena rappresenterebbe non soltanto una fusione tra due istituti simili per cultura e modello di business, ma la nascita di un nuovo soggetto bancario in grado di rafforzare il pluralismo del sistema creditizio italiano, preservando al tempo stesso il valore storico e industriale di MPS.

Non è un caso che il Consiglio di amministrazione della banca senese abbia manifestato disponibilità ad approfondire la proposta di Banco BPM, mentre ha espresso un giudizio fortemente critico sull’offerta di Intesa Sanpaolo, ritenendo che quest’ultima, allo stato attuale, non valorizzi adeguatamente Monte dei Paschi né il ruolo che la banca può continuare a svolgere nel futuro del credito italiano.



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