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Confagricoltura Verona: crolla il prezzo del Vialone Nano, il settore del riso è in piena crisi

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riseria la pila FOTO DI UDALI RENZO


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Continua il momento nero per il comparto risicolo veronese. Le quotazioni del Vialone Nano, simbolo della risicoltura scaligera, sono precipitate fino a 410 euro a tonnellata, mentre i magazzini sono ancora pieni per oltre il 60%. Una situazione che Confagricoltura Verona definisce ormai insostenibile e che sarà al centro del tavolo nazionale convocato a Roma il 30 luglio, alla presenza del ministro Francesco Lollobrigida.

Per il Veronese si tratta di una crisi senza precedenti. Fino a pochi mesi fa il Vialone Nano veniva pagato circa 480 euro a tonnellata, mentre nel febbraio 2025 aveva raggiunto quota 1.300 euro. Oggi il drastico calo delle quotazioni sta comprimendo i margini delle aziende agricole, già alle prese con l’aumento dei costi di produzione.

A fotografare la situazione è Filippo Sussi, produttore di Nogarole Rocca, presidente regionale dei risicoltori di Confagricoltura e del Consorzio di tutela della Igp Riso Nano Vialone Veronese.

“È un momento difficilissimo. Abbiamo i magazzini pieni di prodotto: circa il 60% di rimanenze. Del resto, se vendessimo con le quotazioni attuali saremmo in perdita. Il Vialone Nano è quello che più soffre la crisi del mercato: la produzione è pari a quella dell’anno scorso, ma a cambiare è l’eccedenza di offerta, dovuta al forte aumento delle importazioni di riso dai Paesi extra Ue. L’afflusso crescente di prodotto estero nel mercato europeo alimenta un eccesso di offerta, accentua la pressione al ribasso sui prezzi e ostacola la piena valorizzazione del nostro riso. Resiste un po’ meglio la varietà Carnaroli, attualmente quotata attorno ai 700 euro a tonnellata, che però a Verona rappresenta una parte marginale della produzione.”

Secondo i dati elaborati da Confagricoltura su base Istat, nei primi tre mesi del 2026 le importazioni di riso sono aumentate del 29% in volume rispetto allo stesso periodo del 2025 e del 47% rispetto a due anni fa. In termini economici, il valore delle importazioni è cresciuto del 17% dal 2024, alimentando un surplus di offerta che continua a deprimere i prezzi riconosciuti ai produttori italiani.

Per Sussi la concorrenza internazionale avviene inoltre in condizioni non omogenee.

“Nel nostro Paese arrivano tonnellate di riso a prezzi inferiori, grazie a costi di produzione bassissimi dovuti a prodotti da noi vietati e allo sfruttamento della manodopera. Come possiamo resistere, se i prezzi che ci pagano adesso non coprono neppure i costi di produzione, che sono in rialzo tra sementi, fertilizzanti, carburanti ed energia? Perciò Confagricoltura sta definendo una serie di proposte per il settore, non solo sul piano dei controlli alle importazioni, ma anche sugli incentivi agli agricoltori per la stipula di contratti di filiera. Ci auguriamo che dal tavolo nazionale del 30 luglio escano soluzioni concrete per sostenerci in quest’annata fortemente negativa.”

A pesare, secondo Confagricoltura Verona, è anche la recente decisione del Parlamento europeo di respingere gli emendamenti che avrebbero abbassato dal 45% al 20% la soglia per l’attivazione della clausola di salvaguardia sulle importazioni di riso provenienti da Paesi come Myanmar e Cambogia.

Il presidente di Confagricoltura Verona, Alberto De Togni, parla apertamente di un’occasione mancata.

“L’Unione Europea non ha recepito quella che era una necessità impellente del settore per garantire un meccanismo di difesa tempestivo rispetto agli squilibri del mercato negli scambi commerciali tra i produttori di riso dell’Unione europea e quelli di Paesi come Myanmar e Cambogia. Oggi paghiamo le conseguenze di quel voto con una crisi gravissima per i nostri risicoltori scaligeri, dato che i prezzi sono crollati di oltre il 50% rispetto a un anno fa. Una situazione insostenibile, che mette a rischio la tenuta delle imprese e dei territori rurali e impedisce di poter competere in un mercato globale sempre più instabile.”

L’Italia resta il principale produttore europeo di riso, con il 55% della produzione comunitaria coltivata su 226 mila ettari. In Veneto gli ettari investiti sono 3.350, dei quali ben 2.560 si trovano nella provincia di Verona, che si conferma il cuore della risicoltura regionale.



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