Home Articoli Case di riposo, Bigon (Pd): “Verona tra le province più penalizzate. Liste d’attesa infinite e accesso sempre più difficile”

Case di riposo, Bigon (Pd): “Verona tra le province più penalizzate. Liste d’attesa infinite e accesso sempre più difficile”

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Anna Maria Bigon


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Le liste d’attesa si allungano, i contributi pubblici non bastano e, per ottenere un posto convenzionato in una casa di riposo, è necessario raggiungere livelli di gravità sempre più elevati. È la fotografia scattata dalla consigliera regionale del Partito Democratico, Anna Maria Bigon, sulla base dei dati ottenuti attraverso un accesso agli atti relativo al sistema della non autosufficienza in Veneto.

Secondo la consigliera, il quadro che emerge è quello di un sistema sotto forte pressione, con Verona indicata tra i territori maggiormente penalizzati.

In Veneto oltre 9 mila persone in attesa

I dati illustrati da Bigon evidenziano che nel 2025 gli ospiti delle case di riposo venete sono stati oltre 32 mila, mentre le impegnative di residenzialità finanziate attraverso il Fondo regionale per la non autosufficienza sono state 24.419.

Per il Pd, ciò significa che migliaia di famiglie sono costrette a sostenere integralmente il costo delle rette, senza poter beneficiare del contributo regionale.

La lista unica regionale conta inoltre una media di 9.050 persone in attesa, pari a circa 754 nuovi inserimenti ogni mese.

Altro elemento evidenziato riguarda il punteggio SVaMA, il sistema utilizzato per valutare la gravità della condizione dell’anziano. Nel 2025 il punteggio medio richiesto per ottenere il contributo regionale ha raggiunto 79,69 punti, arrivando a sfiorare quota 80 negli ultimi mesi dell’anno.

Secondo la consigliera democratica, questo significa che solo i casi di maggiore gravità riescono ad accedere ai benefici pubblici, mentre molte situazioni di forte fragilità rimangono escluse.

Verona tra le realtà più in difficoltà

L’analisi si concentra poi sull’ULSS 9 Scaligera, che, secondo i dati riportati, presenta una situazione particolarmente critica.

Le persone in lista d’attesa sarebbero 1.882, il secondo dato più elevato del Veneto, preceduto soltanto dall’ULSS 6.

Ancora più significativo, secondo Bigon, il valore medio del punteggio SVaMA richiesto per ottenere l’impegnativa pubblica.

Se la media regionale è di 79,69 punti, nell’ULSS 9 sale a 83,53, raggiungendo 84,19 punti nel mese di dicembre 2025.

Per la consigliera regionale si tratta di una soglia che rende l’accesso alle strutture convenzionate molto più difficile rispetto ad altre province venete.

Nel territorio veronese le impegnative finanziate sono state 4.192, mentre la permanenza media degli ospiti è risultata pari a 219 giorni, un dato inferiore alla media regionale che, secondo il Pd, confermerebbe un ingresso nelle strutture riservato ai casi più gravi.

Bigon: “Le famiglie vengono lasciate sole”

Per Anna Maria Bigon, il sistema attuale non è più adeguato a rispondere ai bisogni della popolazione anziana.

“Questi dati dimostrano che il fondo per la non autosufficienza e i criteri stabiliti non rispondono più ai bisogni reali dei cittadini”, afferma la consigliera regionale.

“A Verona e in tutto il Veneto le famiglie sono lasciate sole a farsi carico di costi insostenibili, oppure sono costrette a rinunciare alle cure. Chiediamo alla Regione un aumento immediato delle risorse stanziate per coprire la totalità dei posti letto autorizzati e una revisione dei criteri d’accesso. La salute e la dignità dei nostri anziani non possono essere una questione di bilancio.”

Il Partito Democratico chiede quindi alla Regione Veneto un incremento dei fondi destinati alla non autosufficienza e una revisione dei criteri di assegnazione delle impegnative, con l’obiettivo di ridurre le liste d’attesa e garantire un accesso più equo alle strutture residenziali.



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