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Focus: “I dividendi del buon governo: una lezione ancora valida” (Prof. Riccardo Pelizzo)

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Riccardo Pelizzo


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Verso la metà degli anni novanta alcuni studiosi e alcuni analisti affiliati con varie organizzazioni internazionali si accorsero che la corruzione fosse un problema per la crescita economica e lo sviluppo socio-economico e che, per converso, il buongoverno fosse una cosa buona in sé e per i benefici (socio-economici) che poteva produrre.

Uno studio condotto da un economista del Fondo Monetario Internazionale, uscito nel 1995, spiegò perché il buon governo fosse tanto importante: il buon governo ha un impatto positivo sugli investimenti stranieri, facendo aumentare l’ammontare di questi investimenti accelera la crescita economica, e sostenendo un buon tasso di crescita economica nel corso del tempo permette ad un paese di arricchirsi e/o svilupparsi.

Il buon governo conta. Così dice uno studio condotto da Kaufmann, Kraay and Zoido-Lobaton in cui, oltre a mostrare le conseguenze (positive) del buon governo, si presentava una metodologia per misurare la qualità o le qualità di un sistema politico.

Il buon governo veniva misurato sulla base di sei indicatori: la stabilità politica, la qualità della regolamentazioni, l’efficacia del governo, lo stato di diritto, l’accountability, e la capacità di tenere la corruzione sotto controllo.

Studi più recenti hanno dimostrato come la stabilità politica sia, fra tutti questi fattori, quello più importante. In un sistema politico instabile, i governi faticano a fare (e soprattutto a fare bene), non riescono a contrastare sprechi e corruzione, e possono garantire molto poca accountability. Per cui sia per l’impatto che può avere direttamente sulla crescita economica sia per l’impatto che può avere mediatamente, cioè per il suo influsso sugli altri aspetti del buon governo, la stabilità politica è la condizione primaria e fondamentale per avere un buon tasso di crescita economica.

La stabilità (politica) sembra poi particolarmente importante oggi, in un mondo in cui a volte si ha l’impressione che i leader mondiali abbiano poco senso di responsabilità e disprezzino quella che nel 1600 era la qualità principale di un politico: la prudenza.

Ed è proprio nei momenti di imprudenza e turbolenze globali che si dovrebbero capire l’importanza di preservare la stabilità di governi e sistema politico.

Dodici mesi di turbolenze sulla scena politica italiana, potrebbero avere poco impatto sulle fortune elettorali di governo e opposizioni, ma farebbero molto male al paese e alla nostra economia.

Riccardo Pelizzo 
Decano della Graduate School of Public Policy, Nazarbayev University



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