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Focus: “Riflessioni sul calcio” (Prof. Riccardo Pelizzo)

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Riccardo Pelizzo


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La Nazionale di Calcio Italiana non andrà, per la terza volta consecutiva, ai Mondiali. Gattuso piange, Gravina si dimette.

Nel frattempo giornalisti e cronisti sportivi e non hanno già individuato nella presenza dei calciatori stranieri la causa di tutti i mali del calcio italiano.

Le giovanili italiane vanno forte: la under 17, la under 19 e la under 21 vincono, la under 18 pareggia, mentre la nazionale maggiore perde perchè, si dice, ai giovani non viene dato spazio di giocare in serie A e quindi non crescono, non maturano,e la nazionale poi soffre.

Ceferin, presidente UEFA non troppo amato dagli juventini, dice che il problema del calcio italiano non è la presenza di calciatori stranieri, ma la pessima qualità delle infrastrutture di cui, dice sempre Ceferin, sono responsabili (ovvero colpevoli) i politici.

Procedo con baconiana pars destruens prima, per passare a part construens poi.

L’argomento di Ceferin è sbagliato per almeno per due motivi: in primis perché non sono le infrastrutture ad andare in campo a giocare e a sbagliare i rigori e se la qualità di un movimento calcistico dipendesse solo e esclusivamente dalla qualità delle infrastrutture, allora il calcio giocato nei paesi in via di sviluppo dovrebbe far schifo – cosa che invece non è affatto vera. In secondo luogo, non si spiegherebbe perché la qualità delle infrastrutture che danneggia la nazionale maggiore benefici le giovanili che sono vincenti. Per cui direi che l’argomento di Ceferin sia poco convincente.

La presenza di stranieri a sua volta non mi sembra un problema clamoroso: le squadre spagnole sono piene di stranieri, vincono le competizioni internazionali per club, e la nazionale spagnola gioca generalmente un calcio gagliardo. Il Real Madrid, tanto per dire, ha una rosa di 24 giocatori di cui solo 7 sono spagnoli, mentre il Barcellona su 24 giocatori in rosa ne ha 12 spagnoli. La  Juventus ha 7 giocatori italiani su 24 e l’Inter ne ha 8 — per cui la presenza di stranieri non è affatto diversa.

Quello che differenzia il calcio italiano da quello spagnolo è innanzitutto che le squadre spagnole sono estremamente più ricche di quelle italiane e che hanno degli assetti societari diversi da quelli delle squadre italiane: Real Madrid, Barcellona e Bilbao sono di proprietà dei tifosi/azionisti. Inter e Milan sono di proprietà straniera.

Con proprietà straniera, e con bilanci modesti le squadre italiane arrancano nelle competizioni europee e la qualità del campionato di serie A non è paragonabile a quella del campionato inglese. Abituati alla mediocrità in Italia, e  alla sconfitta in Europa con i propri club, i giocatori nostrani non possono diventare dei vincenti solo perchè indossano la maglia della nazionale.

L’intero sistema calcio va ripensato.

Riccardo Pelizzo
Professore e Acting Dean della Graduate School of Public Policy, Nazarbayev University



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