Lunedì pomeriggio in Sala Ater si è tenuto l’incontro “Oltre il 7 ottobre, oltre Gaza”, promosso da La città che sale, che ha visto protagonisti Emanuele Fiano e Marcello Flores in un confronto di alto livello sul conflitto israelo-palestinese e sul modo in cui la discussione pubblica lo sta raccontando.
Il presidente de La città che sale, Alberto Battaggia, ha aperto i lavori con parole nette: “Intossicati da mesi di interpretazioni estremistiche abbiamo respirato aria pura anche in senso politico, oltre che intellettuale”.
Fiano: «Due popoli, due Stati»
L’ex deputato PD Emanuele Fiano, figlio di un sopravvissuto alla Shoah, ha rivendicato la sua collocazione nella Sinistra, ricordando la tradizione di Sinistra per Israele, l’organizzazione nata dopo la Guerra dei Sei Giorni del 1967: “Due popoli, due stati”.
Un approccio che Fiano difende anche quando – ha osservato – una parte della sinistra «prende abbagli, confonde, non sa».
Flores: «Il termine genocidio? Nessuno può usarlo a cuor leggero»
Lo storico Marcello Flores, considerato il principale genocidiario italiano, ha richiamato alla prudenza: “C’è un dibattito storico-giuridico in corso, molto rigoroso, internazionale, tra gli esperti del tema: ma nessuno si sogna di trasferire le proprie opinioni su quanto avvenuto, perché solo i tribunali internazionali potranno stabilire di cosa si sia trattato penalmente”.
Su Francesca Albanese, Flores ha preferito non commentare: “Mi servirebbe la penna della satira, che non ho…”.
Un riferimento che riporta al voto di settembre in cui Battaggia, allora consigliere della lista DTS, fu l’unico della maggioranza a opporsi a un ordine del giorno pro-Albanese.
Il pubblico interviene: la sinistra, l’identità, Gaza
Molti gli spunti arrivati dalla platea.
Nicola Fiorini ha criticato l’empatia di una parte della sinistra verso il radicalismo islamico in chiave antioccidentale, giudicandola «incompatibile con la tradizione laica della sinistra».
Paolo Rigoli ha apprezzato l’equilibrio di Fiano dopo il caso Ca’ Foscari.
La filosofa Adriana Cavarero ha evidenziato come i differenti tassi demografici tra destre religiose israeliane e componenti laiche possano delineare «orizzonti politici inquietanti».
Infine Carlo Saletti ha osservato che parte dell’opinione pubblica «ha adottato un paradigma vittimario che porta a far coincidere Hamas con i palestinesi».
