Il senatore Matteo Gelmetti (FdI) lancia un appello diretto al Comune di Verona affinché intervenga con decisione nella tutela dei beni immateriali della città: loghi, simboli e nomi legati alla storia e alla tradizione veronese. Un patrimonio identitario che, secondo l’esponente di Fratelli d’Italia, rischia oggi una progressiva privatizzazione.
“Invito il sindaco Damiano Tommasi a porre la massima attenzione sulla tutela dei beni immateriali della nostra città. Sono un patrimonio collettivo, non merce privata. E il Comune ne è – e deve continuare ad essere – il garante istituzionale”, afferma Gelmetti, che richiama alcuni episodi recenti.
Il riferimento è innanzitutto al caso del logo delle Arche Scaligere, registrato da un soggetto privato e successivamente utilizzato a scopo commerciale, con tanto di diffide indirizzate perfino all’Hellas Verona. “Una situazione inaccettabile – sottolinea il senatore – che ha dimostrato quanto sia fragile il confine tra patrimonio condiviso e appropriazione indebita del nostro immaginario collettivo”.
Il nuovo caso: “Papà del Gnoco” e “Baccanal del Gnoco”
Gelmetti segnala ora un’ulteriore criticità: come risulta dal portale del MIMIT, il comitato presieduto da Corradi avrebbe richiesto la registrazione dei nomi “Papà del Gnoco” e “Comitato Benefico Baccanal del Gnoco”.
“Stiamo parlando di denominazioni che non rappresentano un singolo soggetto, ma un pezzo autentico della nostra tradizione popolare, del nostro Carnevale e della nostra storia civile”, osserva il senatore.
Da qui l’invito all’amministrazione a valutare un’opposizione formale e ad assumere la titolarità dei nomi a tutela dell’interesse pubblico.
“La proprietà intellettuale e immateriale non è un tecnicismo: è lo strumento attraverso cui si custodisce ciò che siamo, ciò che ci unisce e ciò che raccontiamo al mondo”, aggiunge Gelmetti.
La partita è aperta: 90 giorni per l’opposizione
La procedura di registrazione dei marchi è ancora in corso: il Comune dispone ora di 90 giorni per presentare un’eventuale opposizione, qualora ritenga necessario intervenire per tutelare simboli radicati nella memoria cittadina.
“Verona deve proteggere i propri simboli, gli elementi che costruiscono la nostra identità culturale e sociale. Non possiamo permettere che vengano privatizzati o utilizzati impropriamente. Il Comune ha il dovere di agire come presidio e garante di questo patrimonio”, conclude Gelmetti.
Un tema destinato ad aprire un confronto politico e culturale centrale per la città.
