“Mentre nelle case di riposo le persone muoiono di Covid e gli ospedali veronesi sono allo stremo, il presidente della regione non sa far di meglio che scaricare la responsabilità sul Governo, per le misure restrittive, e i cittadini per gli assembramenti. Lui, che ha cacciato Crisanti perché non abbastanza fedele al suo verbo e ha battuto i piedi come un bambino capriccioso per far restare il Veneto Zona Gialla e per utilizzare i tamponi rapidi, ovviamente non vuol sentir parlare di prendersi in carico i problemi dei cittadini, della sanità e della salute pubblica”.
A criticare pesantemente le scelte del Governatore Luca Zaia i parlamentari veronesi del Partito Democratico Vincenzo D’Arienzo, Diego Zardini, Alessia Rotta, e Gianni Dal Moro insieme ai segretari, provinciale e cittadino, Maurizio Facincani e Luigi Ugoli, congiuntamente alla consigliera regionale Anna Maria Bigon e ai consiglieri comunali Federico Benini, Elisa La Paglia, Stefano Vallani. Dichiarazioni condivise anche da Alessio Albertini e Paolo Martari del gruppo consiliare provinciale “Insieme per Verona”.
“Dal governo – spiegano – ha avuto ampie coperture politiche, legislative e finanziarie per contrastare la seconda ondata di coronavirus. Purtroppo in Veneto il numero di contagi è ampiamente sopra la media nazionale, così come quello dei decessi. Abbiamo il 20% di casi in più rispetto ad una settimana fa in media mobile. In tutte le altre regioni, invece, i casi sono di meno e continuano a scendere. La zona gialla, abbinata alle misure di prevenzione che vengono adottate oggi in Veneto, non funziona. Questo è dovuto sia all’utilizzo dei test rapidi – che hanno sensibilità bassissima – sia all’incapacità capire come funziona il contagio e come si interrompono le catene di trasmissione sul territorio”.
“Intanto dall’ospedale veronese di Borgo Trento arriva la denuncia di un dipendente: ‘si muore nei corridoi’. In provincia di Verona le strutture sono stipate all’inverosimile. A Legnago ci sono 49 pazienti attualmente in Pronto soccorso di cui 20 con patologia Covid in cura mentre attendono di trovare il posto letto, rispettivamente 32 e 16 nella stessa situazione a San Bonifacio, mentre a Villafranca, dove ci sono 18 pazienti in terapia intensiva e altri 100 ricoverati, sono 19 gli affetti da Coronavirus che aspettano in Pronto soccorso”.
“Mancano spazi e soprattutto personale – proseguono -, tanto che si parla di una riduzione del 30% dei servizi sanitari. A fronte di un quadro così grave la Regione dovrebbe assumersi le proprie responsabilità anziché limitarsi a criticare i cittadini per gli assembramenti o il Governo sulle restrizioni, troppo forti o troppo blande a seconda del giorno. In questa seconda ondata della pandemia il piano regionale sta fallendo. Di fronte a questa situazione, già denunciata la settimana precedente dai sindacati dei medici, degli infermieri e degli operatori ospedalieri, disperati e lasciati soli davanti al procedere inarrestabile del numero di positivi e di morti, addossare la colpa al governo è un atto di codardia. È chiamarsi fuori dalle proprie responsabilità istituzionali e abbandonare il personale sanitario e i cittadini al loro destino”.
“La crisi era stata prevista dal professor Crisanti, rimasto inascoltato e ostracizzato dalla Regione per aver criticato la scelta di basare la prevenzione sui tamponi cosiddetti ‘rapidi’. Ammesso che i dati forniti dalla Regione Veneto al ministero della Sanità siano corretti è chiaro che il sistema sanitario regionale non sta funzionando. Trincerarsi dietro i numeri della disponibilità di posti nelle terapie intensive, mentre i cittadini cadono è doppiamente colpevole“, concludono.


















