Uno sguardo al futuro, fra tradizione e desiderio di evasione. Sono alcune coordinate entro le quali si muovono le opere cinematografiche che lunedì 24 agosto, al Teatro Vittoria di Bosco Chiesanuova (Verona), accompagnano la quarta giornata di proiezioni al Film Festival della Lessinia. A partire dall’anteprima assoluta che la rassegna presenta alle 18 nelle sezioni Montagne italiane e Concorso: Ferro (Italia 2019), docufilm del regista Alessio Zemoz.
A Sarre è tempo di Badoche: la festa di Saint-Maurice, patrono del paese. Un gruppo di giovani percorre le strade cittadine invitando la gente a ballare. Il suono di fisarmonica e sassofono crea la melodia, accompagnando i passi di una danza che pare non fermarsi mai. Tra una canzone e una bevuta, si ascoltano i racconti di tanti anni prima: la memoria entra nel racconto e si sovrappone al presente. Zemoz alterna il bianco e nero col colore; usa la dissolvenza incrociata per comporre una stratigrafia di ritratti generazionali, inseriti nel flusso visivo e trascinati dalla spensieratezza di chi si lascia andare al ritmo delle musiche popolari.

A seguire Pratomagno (Italia 2019) di Gianfranco Bonadies e Paolo Martino. Fra le alture di Pratomagno, montagna nel cuore dell’Italia, cresce un’amicizia speciale: Alberto è un bambino nato fra i pascoli di quella terra amena, Sulayman è un giovane pastore arrivato per mare dal Gambia. Vivono in quiete e simbiosi con i boschi e gli animali, dividendo la giornata fra cura del gregge ed escursioni lungo il torrente. Sfruttando le possibilità di un’animazione creata al computer scabra ed evocativa, i registi indagano il probabile futuro di Alberto, ormai cresciuto, che fa ritorno a Pratomagno, divenuto paesaggio dell’anima e del ricordo.
Alle 21 in Concorso è in programma Schwarze milch / Latte nero (Germania, Mongolia 2020) di Uisenma Borchu, regista nata in Mongolia nel 1984. Per vent’anni Wessi ha vissuto in Germania, separata dalla sorella Ossi rimasta in Mongolia a condurre vita da nomade nel deserto del Gobi. Quando decide di fare ritorno alla terra natia, il suo desiderio è ritrovare radici autentiche, ma la volontà di partecipare a questa quotidianità faticosa, eppure libera, si scontra col segno profondo che i costumi occidentali hanno lasciato in lei. Ispirato in parte alla biografia della regista, che sceglie di vestire i panni della protagonista, il lungometraggio fotografa fra i paesaggi essenziali ed emozionanti uno scontro tra culture sincero, senza ipocrisia.














