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Scuola. Si torna in classe il 14 settembre tra caos e polemiche

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Le scuole in Veneto riapriranno il 14 settembre. L’ultima campanella per elementari medie e superiori suonerà sabato 5 giugno, il 30 giugno per quelle dell’infanzia. Questo è il calendario scolastico regionale approvato dalla Giunta veneta su proposta dell’assessore all’Istruzione e Formazione Elena Donazzan. Resta però il problema di non aver risolto il nodo dei seggi elettorali allestiti nelle scuole. Una decisione alla quale la Regione Veneto si era opposta da mesi e che penalizzerà ancor più la già difficile situazione scolastica che dovrà far recuperare agli studenti quante più ore possibili di quelle perse quest’anno a causa della pandemia. Feste e periodi di vacanza saranno uguali per tutte le scuole di ogni ordine e grado: non si farà lezione il 1° novembre, il 7 (ponte) e l’8 dicembre, dal 24 dicembre al 6 gennaio (vacanze di Natale), dal 15 al 17 febbraio (Carnevale e Mercoledì delle ceneri), dall’1 al 6 aprile (vacanze di Pasqua) il 25 aprile, il 1°maggio, il 2 giugno e il giorno della festa patronale.

Ma ci sono molte incognite per studenti e famiglie in vista del rientro in classe il 14 settembre. A partire dalla sicurezza. La bozza, al vaglio del Comitato tecnico scientifico, del protocollo d’intesa tra Miur e sindacati sull’avvio dell’anno scolastico, prevede la misurazione della temperatura per il personale all’ingresso degli istituti, un’equipe di psicologi a disposizione di studenti e professori, referenti per il contact-tracing, una help line e “l’individuazione in tutte le scuole del medico competente che effettui il servizio di sorveglianza sanitaria“. Questo è quanto riferito dal Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina.

Non è per niente contenta l’assessore Donazzan che sottolinea: “Il Ministro si inventa il medico scolastico e trascura i bisogni essenziali“. “In questi giorni si è riunita la IX commissione della Conferenza Stato-Regioni con all’ordine del giorno il confronto sulla riapertura dell’anno scolastico. Le Regioni hanno rappresentato con voce unanime una ulteriore e forte critica alla mancanza di criteri per il riparto del personale docente e amministrativo, per l’atteggiamento del ministero di chiusura nei confronti delle Regioni, in termini di trasparenza delle comunicazioni, e una altrettante forte denuncia dei ritardi connessi all’organizzazione della ripartenza ormai prossima dell’attività scolastica”. Lo riferisce l’assessore all’Istruzione e Formazione della Regione Veneto. “Dopo aver bocciato il decreto di riparto di aprile per una totale mancanza di trasparenza sui criteri – prosegue l’assessore – e con la preoccupazione di una ulteriore riduzione delle autonomie scolastiche, ci troviamo al 28 luglio a non sapere quale sarà la dotazione di personale per l’organico di fatto, di diritto e di emergenza, e nemmeno quando questo personale entrerà in servizio”. “A queste condizioni – conclude – trovo incredibile che il ministro abbia avuto l’ennesima invenzione, quella del medico della scuola. Ogni famiglia ha già il proprio pediatra di base e il medico di medicina generale e, oltretutto, l’intero paese è in carenza di personale medico. Invito il ministro a pensare soprattutto all’organizzazione di una ripresa della didattica, partendo dalle cose essenziali”.



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