Questo articolo è dedicato ai veronesi che da 40 anni non vedono non sentono e non ascoltano. Ai veronesi che hanno perso una fortuna per il silenzio, l’omertà e la vigliaccheria nella perdita della Cassa di Risparmio di Vicenza e Belluno, della Banca Popolare e di Cariverona perché andava bene cosi. Come scriveva Pirandello “così è, se vi pare”. Sono addolorato ma non posso negare che a queste persone ben gli sta perché se la sono voluta. La viltà in tempo di guerra e in tempo di pace non paga mai, è solo questione di tempo. La malavita a Verona. La ‘ndrangheta in particolare. Quando il crimine organizzato ha deciso di investire nei cartelli della droga ed ha incominciato a ricavarne immense ricchezze (perchè il prodotto costa zero e viene venduto a mille), ha dovuto cercare nuove aree geografiche in cui insediarsi ed espandersi. Erano gli anni ’80. L’allora sindaco democristiano Gabriele Sboarina in arte “Re Lele”, supportato dai poteri ecclesiastici, poi politici, e dall’informazione locale (leggi l’Arena che allora vendeva 100 mila copie, mica noccioline), ma con debolezze private, decise di accettare gli inviti di uomini calabresi e partecipare in quella terra dal mare meraviglioso e dalle tradizioni ancora più stupende, a processioni notturne, grigliate sulla spiaggia e via dicendo. Gli uomini erano quelli della cosca di Crotone, cioè Grande Aracri e Arena. Alcuni di loro si sono insediati in città attraverso appalti legati all’allora amministrazione democristiana. Successivamente sono diventati assessori al Patrimonio e hanno sviluppato attività collaterali negli appalti di mense comunali, pulizie di enti pubblici e così via. Parliamoci chiaro una parte di questi uomini, nonostante l’età sono ancora vivi e vegeti, sono innamorati della nostra città e qui cercano anche un riscatto personale. La base logistica di tutto questo è sempre stato il comune di Sommacampagna dove si sono insediati ed ingranditi, accumulando immense ricchezze grazie ad aziende legate al trasporto quindi ai mezzi, ai loro rifornimenti, collaudi e le loro revisioni. Lì infatti si sono sviluppati eliporti ed alberghi perchè vicini al casello autostradale e al cuore d’Europa che si chiama Consorzio Zai. Tutto nel perfetto crocevia di strade, autostrade e ferrovie che dal Brennero scendono ed incrociano Verona Mantova Brescia e Interland. Quanto descriviamo è stato per decenni di dominio pubblico e, fatta eccezione per la sig.ra La Perla e per il Prefetto Mulas (ex polizziotto), tutto ha proseguito senza disturbo; tant’è vero che alcuni loro uomini sono ancora seduti dentro la “struttura” e raccolgono voti e consensi per gli amministratori di Verona. Passati presenti e probabilmente futuri.
Oggi suona un campanello da Venezia e accade che una parte di quei personaggi finisce sotto inchiesta. La Magistratura nazionale ha certamente tempi e metodi molto diversi da quelli del comune mortale, e così succede che i signori Antonio Giardino, Antonella Bova, Michele Pugliese, Domenico Mercurio, Rosario Capicchiano, Ruggero Giovanni Giardino (insieme a molti altri della famigli Giardino), Ottavio Lumastro, Nicola Toffanin, Francesco Vallone Pasquale Durante e Antonio Irco siano indagati.
A finire nel mirino è anche l’ex sindaco Flavio Tosi, l’accusa è di concorso in peculato in relazione alla distrazione da parte dell’ex presidente della municipalizzata dei rifiuti Amia, Andrea Miglioranzi (ai domiciliari) di una somma “‘non inferiore a 5.000 euro” per pagare la fattura di un’agenzia di investigazioni privata, su prestazioni in realtà mai eseguite in favore di Amia, ma nell’interesse di Tosi.













