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Incontro tra parti sociali e prefetto

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INCONTRO PARTI SOCIALI

CON IL PREFETTO DI VERONA 16 APRILE 2020
Il quarto incontro del tavolo prefettizio relativo al monitoraggio delle attività industriali
sull’emergenza COVID-19 si è tenuto con il consueto aggiornamento della situazione da parte
del Prefetto che ci ha riferito come i numeri siano per certi versi stabili o invariati
relativamente alle aziende con attività di ciclo continuo ai sensi della lettera g) e per i settori
strategici ai sensi della lettera h) riguardano infatti circa una decina di aziende.
Sono invece aumentati i numeri delle richieste da parte delle aziende afferenti alle filiere
essenziali previste ai sensi della lettera d) nel DPCM 22-03-2020 modificato dal DMSE del
25 marzo 2020 e successivi, che sono diventate 3864 – erano 2600 la settimana scorsa- frutto
anche di richieste di aggiornamento da parte della stessa azienda per nuovi codici di
autorizzazione ATECO, di queste 3800 richieste, ne sono state esaminate circa 800 con solo
35 provvedimenti di sospensione. E’ evidente la difficoltà di dare piena attuazione ai
provvedimenti di legge, in particolare ai controlli, sia che rapportiamo i numeri alle sole
richieste sia che lo riferiamo all’intera realtà industriale veronese. Purtroppo ad oggi non
abbiamo ancora ricevuto le risposte alle segnalazioni inviate in prefettura e riteniamo questo
un grave limite alle relazioni che come parti sindacali rappresentiamo.
Rispetto alle riunioni precedenti erano presenti in videoconferenza, l’Assessore Regionale
allo Sviluppo Economico Roberto Marcato, il Magnifico Rettore dell’Università di Verona
Pier Francesco Nocini, e la dottoressa Emanuela Peruzzi dello SPISAL, che hanno portato il
loro contributo alla discussione.
L’intervento dell’Assessore Marcato ha evidenziato come la posizione della Regione Veneto
sia chiaramente orientata al superamento di quanto disposto dai vari DPCM relativi
all’emergenza COVID-19, in particolare sul superamento dei codici ATECO e sulla
possibilità di una apertura anticipata delle attività industriali, posizioni fortemente sostenute
dalle associazioni datoriali che hanno trovato da parte nostra una posizione unitaria di forte
preoccupazione, per la quale abbiamo ribadito che sono ancora troppe le incertezze per
azzardare una ripresa anticipata a partire dal numero dei contagi e dei decessi che vede Verona
ancora prima provincia nel Veneto.
Alle dichiarazioni di Confindustria e di Confimi, che le aziende sono posti sicuri e che si è
pronti a partire, hanno fatto da contraltare i numeri forniti dal Magnifico Rettore che
individua, in caso di ripartenza delle attività in provincia, una necessità di 90.000.000 di
mascherine, 38.000.000 di guanti, 750 metri cubi di disinfettante, 21.000 cuffie, al mese, oltre
a 175.000 termometri! In una situazione che vede ancora oggi la difficile reperibilità di tutto
questo materiale per le stesse strutture sanitarie, dove permangono ancora incertezze di
fornitura e di approvvigionamento dei DPI.

In questo tempo di coronavirus, la sicurezza nelle aziende è comunque vincolata alla sicurezza
esterna, condizione ancora non garantita e sulla quale abbiamo fondato la nostra obiezione
portando ad esempio gli aspetti del trasporto e dei servizi pubblici.
Le stesse verifiche dello SPISAL che ci sono state comunicate -nonostante il collegamento
video fosse disturbato- in queste settimane di controlli, supera di poco le 1000 unità su una
platea di attività aziendali di alcune decine di migliaia, purtroppo, l’ente ispettivo conta
potenzialmente su di un organico limitato rispetto alle necessità di intervento legate
all’emergenza COVID-19.
E’ evidente che non siamo pronti alla ripartenza e che servono ulteriori garanzie prima di
affrontare una ripresa che in queste condizioni resta un azzardo e molto rischiosa per la salute
pubblica!
Per questo nel ribadire la necessità di affidare alla competenza delle autorità sanitarie le
decisioni da assumere, abbiamo apprezzato l’indicazione de Prefetto che ha invitato le parti
ad un lavoro di gruppo che parte dalla disponibilità dell’Università di Verona nel mettere a
disposizione gli esperti necessari ad affrontare l’emergenza. Siamo stati pure informati che
una stessa iniziativa è partita della Regione Veneto che si è impegnata a fornire un decalogo
di regole da attuare nelle imprese per garantire il lavoro in sicurezza.
Anche per questo abbiamo confermato la disponibilità a continuare il confronto con le parti
datoriali e gli enti preposti per accompagnare l’applicazione delle norme e delle disposizioni
legislative in ogni luogo di lavoro.
Abbiamo anche colto come la riunione fosse fortemente orientata al QUANDO riaprire
piuttosto che a COME riaprire, connotata da una forte pressione di carattere politico ed
economico. Per questo riteniamo vadano implementati tutti i nostri sforzi, sugli aspetti
operativi che saranno necessari a mantenere il riferimento al DPCM come misura atta a
garantire la salute e i posti di lavoro, siamo a rappresentare, oltre alla ovvia preoccupazione
relativa alla situazione economica, anche la preoccupazione che ci arriva dalle lavoratrici e
dai lavoratori, dalle pensionate e dai pensionati, che come cittadini si attendono disposizioni
a garanzia in primo luogo della salute dentro e fuori i luoghi di lavoro.



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