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Veneto, UIL FP: «Bene gli incentivi ai medici di famiglia, ora serve un piano straordinario per salvare gli infermieri»

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La UIL FP Veneto accoglie con favore la decisione della Regione Veneto di rafforzare il sostegno economico destinato ai medici che scelgono il Corso di formazione specifica in Medicina generale, ma lancia un nuovo appello alla politica: ora è il momento di investire anche sulla professione infermieristica, sempre più alle prese con carenze di organico, pensionamenti e dimissioni volontarie.

Secondo il sindacato, l’intervento a favore dei futuri medici di famiglia rappresenta una scelta importante per il futuro della sanità territoriale, ma non può bastare.

Stefano Gottardi, segretario generale della UIL FP Veneto, sottolinea che «sostenere i futuri medici di famiglia è una scelta positiva, che guarda al futuro della sanità veneta. Ora è necessario compiere un passo ulteriore e aprire una nuova stagione di investimenti anche sulla professione infermieristica. Ospedali, Case della Comunità e assistenza domiciliare possono funzionare soltanto se dispongono di tutte le professionalità necessarie».

Al centro della riflessione ci sono le Case della Comunità, considerate uno dei pilastri della riforma dell’assistenza territoriale. Per la UIL FP Veneto, però, queste strutture potranno diventare realmente efficaci solo se saranno dotate di personale sufficiente: medici, infermieri, operatori sociosanitari, professionisti sanitari e personale amministrativo.

Luca Molinari, segretario regionale della UIL FP Veneto e componente della delegazione trattante nazionale del comparto Sanità, avverte che «se gli infermieri necessari alle nuove strutture verranno semplicemente trasferiti da ospedali, reparti e servizi già in difficoltà, non avremo risolto la carenza: l’avremo soltanto spostata da una sede all’altra».

Il sindacato richiama inoltre i dati regionali presentati il 17 luglio, evidenziando una situazione destinata a peggiorare nei prossimi anni. La diminuzione delle immatricolazioni ai corsi di laurea in Infermieristica, l’aumento delle dimissioni volontarie e il progressivo pensionamento di migliaia di professionisti rischiano infatti di mettere ulteriormente sotto pressione il sistema sanitario veneto.

Secondo le elaborazioni del Centro Studi UIL FP Veneto, il periodo più critico sarà compreso tra il 2031 e il 2035, quando si concentrerà il maggior numero di pensionamenti. Se non verranno adottate misure correttive, la carenza di infermieri potrebbe aumentare sensibilmente entro il 2035.

Per questo la UIL FP Veneto propone alla Regione un Piano straordinario per l’attrattività della professione infermieristica, basato su interventi strutturali e di lungo periodo.

Tra le principali richieste figurano:

  • maggiori contributi economici agli studenti dei corsi di laurea in Infermieristica;
  • sostegni per alloggi, trasporti, materiali didattici e tirocini;
  • una maggiore valorizzazione economica e professionale della carriera infermieristica;
  • sviluppo di incarichi specialistici e clinici;
  • miglioramento delle condizioni organizzative e dei carichi di lavoro;
  • misure per trattenere gli infermieri nel Servizio sanitario regionale e ridurre le dimissioni volontarie.

Secondo Gottardi, è necessario anche cambiare il modo di raccontare questa professione ai giovani. «Scegliere la professione infermieristica significa possedere competenze elevate, assumersi responsabilità, lavorare in squadra e accompagnare le persone nei momenti più delicati della loro vita. Significa essere utili e importanti per la comunità, vedere concretamente il valore del proprio lavoro e ricevere anche grandi soddisfazioni umane e professionali».

In quest’ottica, la UIL FP Veneto chiede una campagna regionale moderna e continuativa che sappia valorizzare il ruolo degli infermieri senza nascondere le difficoltà del lavoro, ma mettendone in evidenza competenze, possibilità di crescita e valore sociale.

In chiusura, Molinari ricorda che «investire sugli studenti significa programmare oggi il personale che sarà disponibile tra almeno tre anni. Ogni anno perso nella programmazione rischia di trasformarsi domani in reparti in difficoltà, servizi territoriali incompleti e maggiori carichi di lavoro per il personale rimasto».



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