Home Ambiente Borchia (Lega) attacca l’Ets: «Le scelte di Bruxelles stanno penalizzando imprese e territori»

Borchia (Lega) attacca l’Ets: «Le scelte di Bruxelles stanno penalizzando imprese e territori»

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Paolo Borchia


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Nuovo affondo di Paolo Borchia contro le politiche ambientali dell’Unione Europea. Il capodelegazione della Lega al Parlamento europeo e segretario provinciale del partito interviene sul sistema Ets (Emission Trading System), sostenendo che le decisioni adottate da Bruxelles stanno mettendo a rischio la competitività del tessuto produttivo italiano.

L’intervento arriva dopo l’allarme lanciato dal presidente di Confimi Verona, Claudio Cioetto, sugli effetti del sistema europeo di scambio delle quote di emissione.

“Le politiche europee su clima ed energia non sono un dibattito teorico: producono effetti concreti sulla competitività delle nostre imprese e sulla tenuta del nostro sistema produttivo. Continuare a sottovalutarne l’impatto significa ritrovarsi puntualmente a rincorrere le emergenze, quando ormai il danno è fatto”, afferma Borchia.

L’eurodeputato leghista sostiene che da anni il partito denuncia i rischi di un quadro normativo europeo ritenuto troppo oneroso per le imprese.

“Per questo condivido pienamente l’allarme lanciato dal presidente di Confimi Verona, Claudio Cioetto, sull’Ets. Da anni la Lega denuncia come un eccesso di vincoli, costi energetici e regolamentazione stia mettendo in difficoltà le imprese italiane, favorendo chi produce fuori dall’Unione europea senza essere sottoposto agli stessi obblighi”, dichiara.

Secondo Borchia, il sistema Ets, nato come principale strumento dell’Unione Europea per ridurre le emissioni di gas serra e accompagnare la transizione verso la neutralità climatica, rischia di produrre l’effetto opposto rispetto agli obiettivi prefissati.

“L’Ets è uno degli esempi più evidenti di un approccio che rischia di trasformare la transizione ecologica in un freno alla competitività. Se l’obiettivo è ridurre le emissioni spostando semplicemente la produzione fuori dall’Europa, il risultato sarà un danno sia economico che ambientale”, sottolinea.

Nel finale, l’appello rivolto direttamente alle istituzioni europee.

“Le imprese chiedono di poter competere ad armi pari, non trattamenti di favore. Bruxelles deve tornare ad ascoltare i territori e chi ogni giorno crea lavoro e valore. Senza un cambio di rotta, saranno ancora una volta industria, occupazione e filiere produttive a pagarne il prezzo”, conclude Borchia.

L’intervento riaccende il dibattito sugli effetti delle politiche europee per la decarbonizzazione, tema che nelle ultime settimane è tornato al centro del confronto tra mondo produttivo e istituzioni, soprattutto nelle aree a forte vocazione manifatturiera come il Veneto.



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