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Focus: “La crisi del ciclismo” (Prof. Riccardo Pelizzo)

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Riccardo Pelizzo


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Dal 1927, quando Binda vinse il campionato del mondo di ciclismo su strada, l’Italia ha dominato il ciclismo mondiale.

In 99 anni l’Italia ha vinto 56 medaglie ai mondiali, di cui 19 d’oro, 21 d’argento e 16 di bronzo. Questo significa che l’Italia vince una medaglia ogni due anni e il mondiale ogni 5 anni.

In realtà l’Italia del ciclismo ha vinto le sue medaglie d’oro fra il 1927 e il 2008 quando, con Ballan, vinse il mondiale per l’ultima volta. Da allora l’Italia non ha più vinto il mondiale e dal 2010 a oggi è riuscita solo a vincere un argento nel 2019.

Un argento in 16 anni è un risultato deludente, visto che l’Italia del ciclismo fra il 1980 e il 1989 vinse 3 ori, 4 argenti e due bronzi o che fra il 2000 e il 2009 vinse 4 ori, 2 argenti e un bronzo.

La crisi del ciclismo italiano emerge con chiarezza non solo dal fatto che non vinciamo più il mondiale. Non vinciamo più i grandi giri e non vinciamo più le classiche.

I corridori italiani vinsero 4 giri d’Italia fra il 1980 e il 1989, 5 fra il 1990 e il 1999 (e ne avrebbero vinti di più se Bugno non avesse spesso trascurato il Giro per provare a vincere il Tour de France), 8 fra il 2000 e il 2009, 4 fra il 2010 e il 2019 e nemmeno uno nell’ultimo decennio—il che significa  che se anche un italiano vincesse ciascuno dei tre giri rimasti del decennio questo sarebbe il decennio peggiore degli ultimi 50 anni per il ciclismo italiano.

Lo stesso discorso può essere fatto per le grandi classiche. Tra il 1980 e il 1989 gli italiani vinsero 3 Milano-Sanremo, 5 nel decennio successivo e 4 fra il 2000 e il 2009. Dal 2010 a oggi ne hanno vinta una sola, con Nibali, che, a onor del merito, ha vinto anche tre grandi giri.

Il nostro ciclismo è in crisi. Le cause sono più o meno quelle che hanno portato alla crisi del nostro settore calcistico—gli italiani sono diventati bravi in altri sport, i talenti scarseggiano, la competizione si è rafforzata (basti pensare al fatto che Pogacar in questi tempi vince tutto e proprio ieri ha scalato l’Alpe d’Huez stracciando il record di Pantani) e così via.

Possiamo rassegnarci all’idea che sono cambiati i tempi, che essendo diventati bravi in altri sport non possiamo eccellere in discipline sportive in cui eravamo storicamente imbattibili, oppure si deve intervenire per sostenere e rilanciare quegli sport che per noi italiani hanno anche e soprattutto una valenza identitaria.

Riccardo Pelizzo
Professore e Dean, Graduate School of Public Policy, Nazarbayev University



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