In questi giorni sulla stampa italiana si legge che Pep Guardiola vorrebbe circa 20 milioni di euro per allenare la nazionale italiana. Con tutto il rispetto per Guardiola, un CT della nazionale non vale 20 milioni di euro non perché non sia bravo, competente, esperto, vincente ma perché la capacità di incidere che un CT ha di incidere su una nazionale è molto inferiore a quella che ha un allenatore sul proprio club. La prova è Ancelotti che dopo essere diventato a livello di club l’allenatore più vincente della storia, non ha ottenuto grandi risultati con il suo Brasile.
La stampa, i commentatori, gli opinionisti, e i vertici del calcio italiano vogliono subito un allenatore nuovo, bravo, vincente che ci porti ad essere competitivi. Per vincere non basta solo avere un bravo allenatore. Servono anche i giocatori, i talenti, che oggi nel calcio italiano (così come nel ciclismo, sport in cui, un tempo, eravamo fortissimi) mancano.
Il calcio, come il ciclismo, è uno sport per poveri, che può essere giocato da milioni, miliardi di bambini per le strade anche solo con una palla fatta di stracci. Per andare in bici serve una bici. Ma una palla di stracci o una bici costano molto meno rispetto ad un set di mazze da golf, e non richiedono costosissime lezioni.
L’Italia povera di buona parte del Novecento era un paese in cui i talenti sportivi si potevano esprimere nel calcio e nella bicicletta perché a questi due sport non c’erano molte alternative. Non avevamo grandi nuotatori, non avevamo grandi tennisti.
Con il benessere, con lo sviluppo economico, gli italiani hanno scoperto altre discipline sportive in cui hanno cominciato a mietere successi. Nel Golf il veronese Manassero e i fratelli Molinari hanno mietuto successi sia nel tour europeo che in quello americano. Francesco Molinari è stato il quinto golfista al mondo, suo fratello Edoardo è arrivato al decimo posto e Manassero 25simo. Nel tennis gli italiani sono stati perfino più bravi: oltre a Sinner, vincitore di 5 prove dello Slam e numero uno mondiale, l’Italia ha: 2 tennisti nei primi dieci al mondo (Sinner, Cobolli), tre nei primi 15, 4 nei primi 25 e 6 nei primi 45.
L’Italia domina nel tennis, perché? Perché in un paese diventato più ricco gli italiani si sono messi a fare altri sport—che prima, per motivi di censo o di costi, non si potevano permettere.
Chi pensa di rilanciare il calcio italiano semplicemente spendendo una cifra esorbitante per assumere un nuovo CT, rischia di sperperare un sacco di soldi pubblici per non ottenere granché. Il problema della nazionale italiana (di calcio) non è il CT.
Riccardo Pelizzo
Professore e Dean, Graduate School of Public Policy, Nazarbayev University


















