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Focus: “I problemi del Centro Destra” (Prof. Riccardo Pelizzo)

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Riccardo Pelizzo


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In un sondaggio appena uscito il centro sinistra è dato al 41,8 per cento, il centro destra al 41,1, il Futuro Nazionale di Vannacci al 6,7.

Il commento di Qui Finanza è che Vannacci è decisivo (fonte: Nei sondaggi Meloni cala sotto il 27% mentre il campo largo supera il centrodestra).

Il commento che farei io (e che in realtà ho già fatto in un articolo precedente) è che con questo risultato elettorale per chiunque vince sarà difficile governare: il governo sarà di breve durata, passerà tante leggine, farà fatica a passare una legislazione importante, e, per tirare a campare, potrebbe spendere più di quello che dovrebbe.

Che questo possa essere l’immediato futuro lo possiamo preventivare facilmente perché è quello che la scienza della politica ha mostrato o dimostrato per anni — dal lavoro di Giovanni Sartori sulle conseguenze della frammentazione e polarizzazione ideologica dei sistemi partitici ai lavori di Tsebelis sui giocatori di veto (traduco così veto players, se sbaglio mi scuso).

Un ulteriore commento che però mi pare necessario è sulla Lega e su Salvini. Il calo del centro destra nei sondaggi è in gran parte dovuto al calo della Lega.

La Lega nacque come partito di centro, di protesta, del Nord e del federalismo. Di quella Lega è rimasto poco. Salvini, presa in mano una Lega non particolarmente in buona salute, la spostò vigorosamente a destra, attirando i consensi di elettori del vecchio MSI-DN, di Alleanza Nazionale, della Fiamma e di altri partitini più o meno grandi che esistevano a destra e in molti casi alla destra di Fratelli d’Italia. La virata a destra ha funzionato a breve termine, ma ha smesso di funzionare prima quando Fratelli d’Italia si è imposta come il punto di riferimento della destra italiana e poi con l’avvento di Vannacci che esprime le istanze di una certa destra meglio di chiunque altro in Italia.

La Lega si è trasformata da partito di protesta a partito di governo. Ha governato anche bene, come nel caso del Veneto dove Zaia è stato un ottimo governatore. Ma quando si è al governo, non si può calcare la protesta per incrementare i consensi.

Terzo, con Salvini la Lega, nata come Lega Nord o come federazione delle leghe del Nord, è diventata un partito nazionale. Ha espanso la sua capacità di prendere voti da un punto di vista geografico ma ha compresso la sua capacità di piacere agli elettori leghisti della prima ora.

Quarto, la Lega non è più il partito del federalismo, questione che è oggi completamente scomparsa dal dibattito pubblico su cui l’avevano messa Bossi e Miglio.

La Lega ha perso la sua identità, non piace più al suo vecchio elettorato e ha già perso molti dei consensi acquisiti con la conversione a destra.

Stare a destra oggi non aiuta più. Schiacciato fra FdI e FN Salvini ha pochi margini di manovra. Deve inventarsi qualcosa: riposizionare il partito e ridefinirne l’identità. Altrimenti rischia di ridursi all’irrilevanza e una Lega debole non serve né a Salvini né al centro destra.

Riccardo Pelizzo
Decano della Graduate School of Public Policy, Nazarbayev University



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