Gli ultimi sondaggi elettorali sono piuttosto interessanti. Il centro destra nel complesso cala, il centro sinistra nel complesso cresce e Vannacci fa notevoli progressi. Questo grosso modo è il quadro che emerge.
Fratelli d’Italia sono dati al 27,9 per cento, Forza Italia al 7,2 per cento, la Lega al 5,3 per cento e Noi Moderati all’1,1 per cento, per un totale del 41,5 per cento. Futuro Nazionale di Vannacci è dato al 5,3 per cento. Questo significa che un’alleanza fra Vannacci e il Centro destra creerebbe una coalizione che oggi vale il 46,8 per cento e che alle urne potrebbe valere pure meno.
Nel centro sinistra il PD è dato al 22,1 per cento, il M5S di Conte è accreditato di un 13,3 per cento, Verdi e Sinistra sono al 6,5 per cento. Mentre Calenda, Renzi e + Europa sono accreditati rispettivamente del 3,1, del 2,4 e dell’1,6 per cento. Questo significa che al 41,9 per cento di PD, M5S e Verdi si può aggiungere, in teoria (nella pratica si vedrà), un altro 7, 1 per cento per un totale del 49 per cento.
Il divario, enorme e potenzialmente incolmabile, fra Campo Largo e il Centro Destra, che ben difficilmente riuscirà ad allearsi con il Generale Vannacci, permette ai maggiori partiti del Campo Largo di poter decidere se e con quali partiti (e a quali condizioni) allearsi.
Il Centro Destra deve utilizzare il resto della legislatura per conquistare consensi.
La Lega sta venendo fagocitata dal Futuro Nazionale del Generale Vannacci che dimostra come nell’Italia di oggi, così come in quella che ieri votava per il Movimento Sociale Italiano, c’è spazio per un partito di destra che non ha paura di dichiararsi tale, di essere anti-europeista e potenzialmente anti-atlantico.
La crisi della Lega è un problema per Salvini, ma lo è quasi di più per la Meloni.
Il Presidente del Consiglio è il leader di una destra-centro, che con l’Alleanza Nazionale di Fini prima, e con Fratelli d’Italia poi, si è distanziata marcatamente dal vecchio Msi o dalla più recente fiamma di Rauti. Mettersi con Vannacci è difficile. Significa vanificare un percorso trentennale che ha fatto nascere un governo di destra e una destra di governo. Mettersi con Vannacci richiederebbe sconfessare molta della politica estera che Tajani e Crosetto, a torto o a ragione, hanno perseguito negli ultimi anni. Mettersi con Vannacci, metterebbe un eventuale secondo Governo Meloni in conflitto con l’Unione Europea – conflitto che minerebbe la stabilità dell’esecutivo.
Al Governo Meloni serve quindi usare la legislatura, o quel che ne resta, per portare a casa dei risultati da utilizzare in campagna elettorale. Alla Lega serve una nuova leadership. Quel che non serve è un’alleanza con Vannacci: non porta (abbastanza) voti, rinnega il senso di un percorso politico pluridecennale, e mette in contrasto con i partner europei. Meglio evitare.
Riccardo Pelizzo
Decano della Graduate School of Public Policy, Nazarbayev University


















