L’economia non tira, la guerra costa, i prezzi salgono, e le famiglie soffrono. La causa di tutti questi problemi è una sola: l’alto costo dell’energia (elettrica).
L’energia elettrica costa e il suo costo grava sulle famiglie, rende i prodotti e le aziende italiane meno competitive (a livello internazionale), fa salire i prezzi. La guerra, tra Russia e Ucraina, ha contribuito ad esacerbare questa situazione di malessere rendendo più complesso l’approvvigionamento delle risorse necessarie a produrre energia.
Innanzitutto, quali sono le fonti dell’energia elettrica in Italia?
Il gas naturale è la risorsa più significativa per la produzione di elettricità, seguita dall’energia idroelettrica, quella solare, quella eolica, e così via.
| elettricità | valore | anno | unità |
| gas naturale | 118553 | 2024 | GWh |
| idro | 54756 | 2024 | GWh |
| solare | 35993 | 2024 | GWh |
| vento | 22321 | 2024 | GWh |
| biocarburanti | 14987 | 2024 | GWh |
| petrolio | 8575 | 2024 | GWh |
| geotermale | 5674 | 2024 | GWh |
| carbone | 4764 | 2024 | GWh |
| rifiuti | 4566 | 2024 | GWh |
| altro | 811 | 2024 | GWh |
Fonte: Italy – Countries & Regions – IEA
Con tutte la disponibilità di acque termali, stupisce un po’ che quella geotermale sia una voce così insignificante per la produzione di elettricità.
Più preoccupante invece è che mentre nel resto dei paesi europei, anche quelli confinanti con l’Italia, si siano costruite centrali nucleari per produrre elettricità e ridurne quindi il costo, in Italia ciò non sia avvenuto.
L’energia elettrica in Italia è la quarta più cara d’Europa. Solo Germania, Belgio e Danimarca hanno prezzi più alti (fonte: Electricity Prices by Country: Global Comparison).
Per abbassare il costo dell’energia, bisogna produrne di più. Vannacci suggerisce di investire in energia idroelettrica: costruire dighe, raccogliere l’acqua, e utilizzarla poi per produrre elettricità. Il problema di questa soluzione, che comunque andrebbe esplorata, è che dopo il Vajont (fonte: 100 anni, 4 minuti, 1910 morti. Breve viaggio nella tragedia del Vajont – Novecento.org) agli italiani l’energia idroelettrica e bacini di raccolta idrica non piacciono. Fanno paura. E, al di là di paure comprensibili (anche se non più condivisibili), i bacini di raccolta non possono essere costruiti dappertutto e non è chiaro poi, soprattutto con la progressiva desertificazione del Meridione, come questi bacini potrebbero essere riempiti per soddisfare le esigenze idriche del territori/dei territori e per produrre energia.
Rimane quindi il nucleare che oggi con le centrali di quarta generazione, è sicuro, è pulito e permette di produrre elettricità a basso costo.
Non abbiamo molte alternative, con il clima che cambia, con le precipitazioni che in alcune regioni scarseggiano, con le montagne scarsamente innevate e i ghiacciai pressoché scomparsi non è del tutto realistico pensare che la produzione di energia idroelettrica possa crescere significativamente. Si potrebbe provare a incrementare la produzione da biocarburanti e rifiuti (che però potrebbe avere serie controindicazioni per la salute pubblica) o da quella geotermale. O altrimenti ci si deve render conto che non ci sono alternative al nucleare.
Chi non vuole bollette salatissime, chi vuole preservare la competitività dei nostri prodotti e delle nostre aziende, chi è stanco dei prezzi che salgono non ha scelte e deve accettare l’inevitabile: dobbiamo costruire le centrali nucleari.
La questione non è tanto se farlo o no, ma dove metterle e quante costruirne. Di questo ha bisogno il paese, il resto è fuffa.
Riccardo Pelizzo
Decano della Graduate School of Public Policy, Nazarbayev University


















