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Focus: “Il Nucleare Serve: costruiamo le centrali” (Prof. Riccardo Pelizzo)

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Riccardo Pelizzo


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L’economia non tira, la guerra costa, i prezzi salgono, e le famiglie soffrono. La causa di tutti questi problemi è una sola: l’alto costo dell’energia (elettrica).

L’energia elettrica costa e il suo costo grava sulle famiglie, rende i prodotti e le aziende italiane meno competitive (a livello internazionale), fa salire i prezzi. La guerra, tra Russia e Ucraina, ha contribuito ad esacerbare questa situazione di malessere rendendo più complesso l’approvvigionamento delle risorse necessarie a produrre energia.

Innanzitutto, quali sono le fonti dell’energia elettrica in Italia?

Il gas naturale è la risorsa più significativa per la produzione di elettricità, seguita dall’energia idroelettrica, quella solare, quella eolica, e così via.

elettricità valore anno unità
gas naturale 118553 2024 GWh
idro 54756 2024 GWh
solare 35993 2024 GWh
vento 22321 2024 GWh
biocarburanti 14987 2024 GWh
petrolio 8575 2024 GWh
geotermale 5674 2024 GWh
carbone 4764 2024 GWh
rifiuti 4566 2024 GWh
altro 811 2024 GWh

 

Fonte: Italy – Countries & Regions – IEA

Con tutte la disponibilità di acque termali, stupisce un po’ che quella geotermale sia una voce così insignificante per la produzione di elettricità.

Più preoccupante invece è che mentre nel resto dei paesi europei, anche quelli confinanti con l’Italia, si siano costruite centrali nucleari per produrre elettricità e ridurne quindi il costo, in Italia ciò non sia avvenuto.

L’energia elettrica in Italia è la quarta più cara d’Europa. Solo Germania, Belgio e Danimarca hanno prezzi più alti (fonte: Electricity Prices by Country: Global Comparison).

Per abbassare il costo dell’energia, bisogna produrne di più. Vannacci suggerisce di investire in energia idroelettrica: costruire dighe, raccogliere l’acqua, e utilizzarla poi per produrre elettricità. Il problema di questa soluzione, che comunque andrebbe esplorata, è che dopo il Vajont (fonte: 100 anni, 4 minuti, 1910 morti. Breve viaggio nella tragedia del Vajont – Novecento.org) agli italiani l’energia idroelettrica e bacini di raccolta idrica non piacciono. Fanno paura. E, al di là di paure comprensibili (anche se non più condivisibili), i bacini di raccolta non possono essere costruiti dappertutto e non è chiaro poi, soprattutto con la progressiva desertificazione del Meridione, come questi bacini potrebbero essere riempiti per soddisfare le esigenze idriche del territori/dei territori e per produrre energia.

Rimane quindi il nucleare che oggi con le centrali di quarta generazione, è sicuro, è pulito e permette di produrre elettricità a basso costo.

Non abbiamo molte alternative, con il clima che cambia, con le precipitazioni che in alcune regioni scarseggiano, con le montagne scarsamente innevate e i ghiacciai pressoché scomparsi non è del tutto realistico pensare che la produzione di energia idroelettrica possa crescere significativamente. Si potrebbe provare a  incrementare la produzione da biocarburanti e rifiuti (che però potrebbe avere serie controindicazioni per la salute pubblica) o da quella geotermale. O altrimenti ci si deve render conto che non ci sono alternative al nucleare.

Chi non vuole bollette salatissime, chi vuole preservare la competitività dei nostri prodotti e delle nostre aziende, chi è stanco dei prezzi che salgono non ha scelte e deve accettare l’inevitabile: dobbiamo costruire le centrali nucleari.

La questione non è tanto se farlo o no, ma dove metterle e quante costruirne. Di questo ha bisogno il paese, il resto è fuffa.

Riccardo Pelizzo
Decano della Graduate School of Public Policy, Nazarbayev University



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