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Lega Verona, divorzio al veleno: Corsi sbatte la porta, Borchia gli presenta il conto

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Enrico Corsi


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Dopo trent’anni di militanza, incarichi istituzionali e battaglie politiche, tra Enrico Corsi e la Lega non finisce con una stretta di mano. Anzi. Finisce con una lettera di addio e una replica che assomiglia più a una resa dei conti che a un commiato.

L’ex assessore, ex presidente di Ater ed ex consigliere regionale ha annunciato la sua uscita dal partito puntando il dito contro quella che considera una deriva della Lega rispetto ai valori delle origini. Nel mirino finiscono le scelte nazionali del movimento guidato da Matteo Salvini, a partire dal Ponte sullo Stretto fino alla vicenda del Traforo delle Torricelle.

Corsi non usa mezzi termini e lamenta un partito che, a suo giudizio, avrebbe smarrito identità e radici territoriali.

“Per la prima volta abbiamo un Ministro alle Infrastrutture e tuttavia la priorità individuata è diventata il ponte sullo Stretto di Messina”, sostiene nella dichiarazione di addio.

L’affondo più duro riguarda però Verona e i 54 milioni destinati al Traforo delle Torricelle, poi dirottati su altre opere.

“Si trattava di un intervento strategico per la nostra città e frutto di anni di impegno politico, senza che ne venissimo informati di una decisione così importante per il nostro territorio”, accusa l’ex dirigente leghista.

Ma se Corsi ha deciso di chiudere la porta, la risposta arrivata da Bruxelles attraverso Paolo Borchia non è stata certo improntata alla diplomazia.

L’europarlamentare leghista parte da un riconoscimento formale, ma poi passa rapidamente al contrattacco.

“Spiace sempre quando un militante storico lascia. Spiace anche apprenderlo dalla stampa”, afferma Borchia.

Poi arriva la stoccata che sta facendo discutere il centrodestra veronese.

“Corsi ha dato tanto alla Lega, ma ha anche ampiamente ricevuto: presidente di circoscrizione, assessore in Comune, presidente di Ater, per due mandati in Regione”, ricorda l’eurodeputato.

E subito dopo affonda il colpo sul tema più delicato.

“Rimangono ancora pendenze economiche legate al mancato versamento dei contributi al partito. Quando gli impegni sono stati onorati, magari si può criticare con maggiore libertà”.

Una frase che, tradotta dal linguaggio politico, suona come: prima di fare la morale, paga quello che devi.

Non basta. Borchia respinge anche le accuse sul Traforo delle Torricelle e sul Museo del Vino, sostenendo che la Lega abbia sempre sostenuto entrambe le battaglie e ricordando il recente ordine del giorno presentato in Provincia proprio sull’opera viaria.

Quanto alle critiche sulle nomine, l’europarlamentare replica che le decisioni più importanti sono sempre passate attraverso il direttivo provinciale e rincara la dose descrivendo Corsi come “da tempo estraneo alle attività del partito” e alla guida di una sezione ormai “pressoché azzerata”.

Insomma, quella che sembrava una semplice lettera di dimissioni si è trasformata nell’ennesimo capitolo delle tensioni interne al centrodestra veronese. Da una parte chi denuncia una Lega sempre più lontana dalle battaglie del territorio; dall’altra chi accusa l’ex dirigente di essersi allontanato dal partito molto prima dell’addio ufficiale.

Una cosa è certa: dopo trent’anni di storia comune, tra Enrico Corsi e la Lega non è stato un divorzio consensuale. E la sensazione è che, almeno per ora, le schermaglie siano tutt’altro che finite.



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