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Veneto, autonomi e piccoli imprenditori dichiarano il 48% in più dei dipendenti

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L’idea che dipendenti e pensionati paghino per tutti continua a circolare nel dibattito pubblico. Ma i numeri raccontano una storia diversa. Secondo l’analisi della CGIA, dalle dichiarazioni dei redditi 2024 emerge che imprenditori e lavoratori autonomi versano mediamente molta più Irpef rispetto a dipendenti e pensionati.

A livello nazionale, l’Irpef media pagata da imprenditori e autonomi è pari a 8.331 euro. I lavoratori dipendenti si fermano a 4.215 euro, mentre i pensionati a 4.006 euro. In pratica, le partite Iva versano circa il 98% in più rispetto ai dipendenti e il 108% in più rispetto ai pensionati.

Il dato non cancella certo il tema dell’evasione fiscale, che resta una priorità da contrastare. Ma riduce la forza di una narrazione spesso troppo semplice: quella secondo cui il peso del fisco graverebbe quasi solo su chi è tassato alla fonte.

In Italia i contribuenti Irpef sono 42,5 milioni: 23,8 milioni sono lavoratori dipendenti, 14,5 milioni pensionati e 3,3 milioni imprenditori o lavoratori autonomi. Il gettito complessivo sfiora i 190 miliardi di euro: 100,3 miliardi arrivano dai dipendenti, 58,1 miliardi dai pensionati e 27,4 miliardi dalle partite Iva.

Ancora più marcata è la distanza se si guarda alle singole categorie. I liberi professionisti pagano in media 21.528 euro di Irpef pro capite, gli imprenditori — artigiani, commercianti e piccoli imprenditori — 5.959 euro, mentre collaboratori familiari e soci di società di persone versano 5.616 euro.

Il Veneto si colloca al sesto posto in Italia per differenza tra redditi dichiarati dai piccoli imprenditori e quelli dei dipendenti. Le imprese in contabilità semplificata dichiarano mediamente 37.390 euro, contro i 25.250 euro dei lavoratori dipendenti. Il divario è del 48%. Rispetto ai pensionati, la distanza sale addirittura al 68,6%.

Da qui la provocazione della CGIA: eliminare il sostituto d’imposta? Oggi il datore di lavoro trattiene direttamente tasse e contributi dei dipendenti, garantendo allo Stato un gettito stabile. Ma questo sistema rende il lavoratore dipendente meno consapevole del proprio carico fiscale reale.

Una riforma di questo tipo, però, avrebbe anche rischi evidenti: più adempimenti per milioni di cittadini e maggiori difficoltà operative. Per funzionare, dovrebbe essere accompagnata da controlli efficaci e da una forte semplificazione.

Il punto politico ed economico resta chiaro: il confronto tra dipendenti, pensionati e partite Iva non può essere ridotto a slogan. I numeri mostrano un quadro più complesso, in cui autonomi e piccoli imprenditori, soprattutto in Veneto, risultano tra i contribuenti più esposti al peso del fisco.



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