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Usura a Verona, arrestato presunto strozzino: tassi fino al 50% e vittime tra imprenditori e famiglie in difficoltà

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Un presunto sistema di prestiti usurari attivo da anni, con tassi d’interesse che in alcuni casi avrebbero sfiorato il 50% annuo, è stato smantellato dalla Guardia di Finanza di Verona, che ha eseguito un’ordinanza di arresti domiciliari nei confronti di un cittadino italiano domiciliato a Bovolone, indagato per usura ed esercizio abusivo dell’attività finanziaria.

L’indagine, coordinata dalla Procura di Verona, è partita dalla denuncia di una delle presunte vittime: una persona in grave difficoltà economica che avrebbe ottenuto un prestito di 15 mila euro impegnandosi però a restituirne 30 mila in un’unica soluzione, al momento della vendita di un immobile.

Appostamento davanti al notaio e sequestro di armi

I finanzieri hanno individuato l’uomo nei pressi di uno studio notarile, dove era previsto il rogito immobiliare collegato alla vicenda. Durante la perquisizione personale e del veicolo sono stati sequestrati documenti, circa 3 mila euro in contanti, oltre a uno sfollagente e a un coltello a serramanico nascosti in auto.

Prestiti a imprenditori e famiglie disperate

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il presunto giro di usura sarebbe stato operativo almeno dal 2020. Finora sarebbero state ricostruite circa 14 operazioni di prestito, per un importo complessivo superiore a 125 mila euro.

Tra le vittime figurerebbero piccoli imprenditori della ristorazione e dei pubblici esercizi, ma anche cittadini travolti da improvvise difficoltà economiche: perdita del lavoro, spese mediche per figli malati, lutti familiari, successioni complesse o problemi giudiziari che avevano aggravato situazioni finanziarie già fragili.

Il meccanismo contestato sarebbe stato spietato: denaro consegnato prevalentemente in contanti, spesso in tranche da 5 mila euro, con obbligo di versare ogni mese almeno 200 euro solo di interessi, definiti dall’indagato come “gratifiche”, oltre alla restituzione del capitale entro un anno. In caso di ritardi, scattavano ulteriori penali mensili o addirittura giornaliere, facendo precipitare le vittime in una spirale debitoria senza uscita.

La “impresa criminale”

Per gli investigatori, l’uomo avrebbe costruito una vera e propria attività parallela illegale, tanto da non dover più vivere del proprio stipendio da lavoratore dipendente. I proventi illeciti, secondo l’accusa, sarebbero serviti anche per acquistare due abitazioni, affittarne una terza e sostenere obblighi familiari. In un caso, un artigiano indebitato sarebbe stato costretto a eseguire lavori di ristrutturazione senza compenso.

Tentativo di condizionare le vittime

Un elemento che ha aggravato la posizione dell’indagato sarebbe stato il tentativo di ostacolare le indagini. Dopo essersi accorto dell’attività investigativa, avrebbe contattato alcune presunte vittime tramite una nuova utenza telefonica, invitandole a non raccontare ai finanzieri la reale natura usuraria dei prestiti. Circostanza che ha portato all’adozione della misura cautelare degli arresti domiciliari.

Durante le ulteriori perquisizioni nelle proprietà nella disponibilità dell’indagato sono stati sequestrati altri 17 mila euro in contanti, ritenuti profitto del reato.

Le indagini proseguono per individuare eventuali ulteriori vittime e ricostruire integralmente i rapporti economici intrattenuti.



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