In un articolo apparso su il Mattino di Verona (Focus: “Il futuro? Pensiamo a costruirlo” (Prof. Riccardo Pelizzo) – Mattino di Verona) si legge che è arrivato il momento di cominciare a pensare a costruire un futuro (prospero) per gli italiani di domani.
Come fare quindi per rilanciare l’economia italiana, renderla competitiva per molti anni a venire, per creare ricchezza e, eventualmente, distribuirla equamente? E soprattutto cosa si può legittimamente chiedere al governo di fare per fermare il declino?
Il primo punto su cui soffermarsi è che i fattori che stimolano la crescita economica cambiano a seconda del livello di sviluppo di un dato paese. Nei paesi enfaticamente definiti in via di sviluppo, la crescita economia dipende fondamentalmente dalla mobilitazione delle risorse ovvero dalla disponibilità di una più ampia forza lavoro, di maggiori investimenti e, se possibile, di una migliore tecnologia. Nei paesi cosiddetti di reddito media l’efficienza è quel che traina l’economia — l’economia non cresce (solo) perché aumenta la disponibilità di risorse ma perché si impara a usarle meglio, ovvero in maniera più efficiente. Per le economie avanzate, come l’Italia, la crescita economica dipende fondamentalmente dall’innovazione.
Com’ è messa l’Italia per quel che concerne l’innovazione? Non benissimo.
Secondo le stime del Global Innovation Index (Global Innovation Index 2025. Innovation at a Crossroads.) i paesi in testa alla classifica sono Svizzera, Svezia e Stati Uniti d’America, seguiti da Corea del Sud e Singapore. Il Regno Unito e la Finlandia si trovano rispettivamente al sesto e al settimo posto, l’Olanda è ottava, la Germania è undicesima, il Giappone dodicesimo e la Francia tredicesima. L’Italia è al ventottesimo posto, davanti alla Spagna (per ora) ma dietro a Malta.
L’Italia deve essere più innovativa e il governo si dovrebbe impegnare (di più) a rilanciare l’innovazione. Gli investimenti in innovazione rappresentano, a differenza della spesa pubblica che stimola i consumi, una spesa virtuosa perché stimola un’accelerazione della crescita economica che è esattamente quello di cui l’Italia ha bisogno oggi e per molti anni a venire.
Riccardo Pelizzo
Decano della Graduate School of Public Policy, Nazarbayev University


















