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Focus: “Il futuro? Pensiamo a costruirlo” (Prof. Riccardo Pelizzo)

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Riccardo Pelizzo


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Alcune settimana dopo che il Corriere della Sera aveva dedicato un articolo al fatto che l’economia italiana non cresca tanto quanto quella spagnola, è stato presentato in parlamento un rapporto ISTAT che mostra come l’economia italiana cresca meno di quella spagnola e sia cresciuta più lentamente di quanto siano cresciute le maggiori economie europee (Francia, Germania) negli ultimi 18 anni.

Dal 2007 al 2025 le maggiori economie europee sono cresciute del 20 per cento mentre quella italiana, dice l’articolo sul Corriere, è cresciuta solo dell’1,9 per cento. L’economia spagnola ci viene detto cresce tre volte più velocemente di quella italiana. Nel 2027 la crescita economica italiana sarà la peggiore d’Europa e l’Italia avrà il peggior rapporto debito-PIL di tutta l’Unione Europea. Insomma per l’Italia è crisi nera.

Gli articoli del Corriere, così come la presentazione del rapporto ISTAT in Parlamento, identificano nell’invecchiamento della società italiana, nei modesti investimenti in tecnologia, nel basso numero di immigrati che vengono e si fermano in Italia, in un basso livello di spesa pubblica le cause di una crescita economica virtualmente inesistente.

La stampa non lo dice ma il quadro, fosco, viene dipinto anche per screditare un governo, quello della Presidente Meloni, che ha messo in ordine i conti pubblici e ha indotto le agenzie del rating a migliorarcelo. E quelli che oggi si accorgono che invecchiamento demografico, bassi investimenti, arretratezza tecnologica e scarso capitale umano rallentano la crescita economica, non ricordano che questi problemi erano ben noti da anni.

Per cui se proprio si vuole criticare il Governo attuale, lo si può fare tranquillamente, a patto di criticare anche tutti i governi che dal 2007 in poi non hanno fatto nulla per eliminare queste criticità o fattori di rischio. Così come andrebbero criticati quei governi che hanno gestito malamente, molto malamente, la crisi del Covid-19 non solo da un punto di vista socio-sanitario ma anche economico. Andrebbero poi criticati i governi che hanno venduto pezzi pregiati del paese, come andrebbero criticati quei gruppi industriali che anziché investire in Italia sono andati ad investire all’estero, come andrebbero criticate tutte quelle organizzazioni che, in nome di una presunta difesa degli interessi dei propri iscritti, hanno fatto di tutto per evitare che il paese venisse modernizzato.

La crisi dell’Italia non è solo una crisi della politica. E’ una crisi morale, è una crisi culturale, è una crisi valoriale, è una crisi della classe imprenditoriale così come di quella società civile che, sindacati in testa, ha fatto sempre e solo battaglie di retroguardia.

A forza di fare battaglie di retroguardia siamo diventati un paese senza futuro. E’ arrivato il momento di cominciare a pensare invece come costruirlo. Questo è quello di cui il governo Meloni si dovrebbe occupare da adesso alla fine della legislatura, tutto il resto è fuffa.

Riccardo Pelizzo
Decano della Graduate School of Public Policy, Nazarbayev University



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