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ANCE Verona, 80 anni tra memoria e futuro: dall’edilizia del dopoguerra ai cantieri con l’AI

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Dalle macerie della Verona del dopoguerra ai cantieri governati da dati, digitalizzazione e intelligenza artificiale. ANCE Verona celebra i suoi 80 anni e lo fa guardando avanti, senza dimenticare le fondamenta su cui è nata.

Nella suggestiva cornice di Cantina Monteleone21, a Sant’Ambrogio di Valpolicella, l’Associazione Nazionale Costruttori Edili di Verona ha trasformato l’anniversario in un vero viaggio immersivo tra storia, innovazione e visione strategica, raccontando come sia cambiato il mondo delle costruzioni dal 1946 al 2026 e, soprattutto, quale ruolo dovranno avere le imprese nel futuro delle città.

Un evento costruito come un racconto tra video, testimonianze, contenuti generati con intelligenza artificiale, dialoghi dal vivo e confronti sulle grandi sfide del settore: rigenerazione urbana, casa, sostenibilità, attrattività per i giovani e rivoluzione tecnologica.

Dalle macerie alla ricostruzione

Il viaggio parte dalla Verona del 1946, ancora ferita dalla guerra, quando Giuseppe Voi, insieme a Guglielmo Roncari, Umberto Faccioli, Francesco Ferlini e Gianfranco Milani, fondò il Collegio Costruttori Edili di Verona.

Carlo Trestini, attuale presidente di ANCE Verona, ha ricordato così quel momento storico: “Nel 1946 Verona era un enorme cantiere senza regole, senza riferimenti, senza un vero sistema organizzato. L’intuizione di Giuseppe Voi fu quella di costruire prima di tutto un sistema fatto di relazioni, formazione, cooperazione e responsabilità. È un’eredità di cui ci facciamo custodi ancora oggi e vale per le circa 2.000 imprese associate per il tramite di Cassa Edile”.

Negli anni, ANCE Verona ha accompagnato la trasformazione del comparto: dalla nascita della rivista Edilizia Veronese nel 1948 alla Fondazione Edilscuola, fino alla Cassa Edile, ai primi corsi sulla sicurezza e al lavoro sulla trasparenza negli appalti.

“Quando oggi parliamo di sicurezza sul lavoro, formazione continua e qualità delle imprese, stiamo ancora camminando sulle fondamenta che Giuseppe Voi ha posato ottant’anni fa”, ha aggiunto Trestini.

L’edilizia che cambia

La serata ha attraversato tutte le grandi stagioni del settore: dalla crescita urbanistica agli anni bui di Tangentopoli, dalla crisi del 2008 fino alla lunga recessione che ha messo in difficoltà il comparto.

Oggi la sfida è diversa.

“Oggi il futuro dell’edilizia non passa solo dalle nuove costruzioni. Passa soprattutto dalla capacità di recuperare, riqualificare e rigenerare le città utilizzando strumenti nuovi: BIM, digitalizzazione, modelli integrati e tecnologie avanzate. Le imprese devono adattarsi con coraggio e visione”, ha spiegato Trestini.

Tra i progetti simbolo richiamati durante l’evento anche Verona 2040, sviluppato con Confindustria Verona e CRESME, pensato per disegnare una strategia condivisa sul futuro urbano del territorio.

L’intelligenza artificiale entra in cantiere

Uno dei momenti più attesi è stato il confronto tra Carlo Trestini e Paolo Omero, amministratore di Infofactory, dedicato proprio all’impatto dell’AI nel settore edilizio.

Dalla progettazione generativa al monitoraggio dei cantieri, dalla gestione avanzata dei dati alla sicurezza, fino alla robotica applicata: l’intelligenza artificiale non è più uno scenario lontano.

“L’intelligenza artificiale è già dentro il presente delle imprese, ma non deve essere vissuta come qualcosa che sostituirà l’uomo. La tecnologia potrà invece aiutare a qualificare il lavoro, alleggerendo attività ripetitive o particolarmente gravose e permettendo alle persone di concentrarsi sempre di più su nuove competenze”, ha detto Trestini.

Il futuro passa dai bambini

Ampio spazio anche alle nuove generazioni, con il progetto ANCE Kids Space, sviluppato con il Children’s Museum Verona, uno spazio esperienziale dedicato al mondo delle costruzioni.

Un format che ha già coinvolto 24mila tra bambini e accompagnatori.

“Oggi l’edilizia è molto diversa da come spesso viene raccontata. È un settore che vive di innovazione, sostenibilità, competenze tecnologiche e qualità dell’abitare”, ha sottolineato Trestini.

Il finale con l’avatar

Il momento più sorprendente della serata è arrivato nel finale, quando Carlo Trestini ha dialogato con il proprio avatar digitale, in una conversazione costruita con strumenti di intelligenza artificiale.

Un confronto provocatorio sul futuro dell’associazione, sulla difficoltà di attrarre giovani e sul rapporto tra tecnologia e umanità.

La chiusura è stata affidata a una riflessione che guarda ai prossimi decenni: “Forse è questo il senso più autentico di questi ottant’anni. Non quello che abbiamo costruito finora ma ciò che siamo pronti a costruire da domani. Perché costruire, oggi come allora, non significa soltanto dare forma agli spazi, ma dare forma al futuro con responsabilità”.



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