Verona si prepara ad accogliere il primo locale veneto de Il Mannarino, l’insegna italiana di macelleria con cucina che negli ultimi anni ha conquistato il Nord Italia trasformando la tradizione del macellaio di quartiere in un’esperienza contemporanea fatta di convivialità, qualità e sapori autentici.
L’apertura ufficiale si è svolta nel mese di marzo, quando il brand ha acceso per la prima volta la brace in città. Il locale di Via Pellicciai 20, nel cuore di Verona, è diventato così il nuovo punto di riferimento per il format che unisce carne d’eccellenza e atmosfera informale.
Il progetto veronese è stato raccontato più nel dettaglio durante una cena riservata organizzata la settimana scorsa, occasione in cui il co-founder Gianmarco Venuto ha condiviso con gli ospiti la storia e l’evoluzione del brand.
23 aperture e dopo Milano, Bergamo, Como, Genova, Torino, Modena, Varese, Saronno e Reggio Emilia, il progetto ideato da Gianmarco Venuto e Filippo Sironi ha scelto Verona per il suo debutto in Veneto. E non sarà l’unico: dopo Verona è già prevista anche l’apertura di Padova, e, successivamente, anche quella di Rimini, seguendo una strategia di espansione “a macchia d’olio”, con l’obiettivo di radicarsi progressivamente nei territori mantenendo però identità, qualità e controllo diretto.
Alla domanda “Perché Verona?”, Gianmarco Venuto ha risposto con semplicità e spontaneità: “Perché è bella!”.
Ed è proprio da quella stessa naturalezza che prende continuità il suo racconto: lo sguardo al 2026 – racconta Gianmarco non è rivolto solo alle nuove aperture, che naturalmente faranno crescere anche il team de Il Mannarino (oggi circa 450 persone tra sala, cucina e laboratorio), ma su un aspetto che lui considera ancora più delicato: la rete dei fornitori.
Non si tratta semplicemente di allargarla, ma di consolidarla e renderla sempre più “di famiglia”, come l’ha definita più volte durante la serata. Allevatori piemontesi, produttori di olio, verdure, vini e specialità regionali: realtà diverse, ma selezionate una per una, con cui condividere gli stessi principi di trasparenza, rispetto della materia prima e radicamento nel territorio.
Mentre lo raccontava, era evidente quanto per lui questo passaggio non sia solo organizzativo ma culturale: incontri, visite, rapporti diretti, fiducia costruita nel tempo. Una rete che, nelle sue parole, “non si compra e non si accelera”, ma si costruisce.
Ed è proprio questa struttura, nata quasi in modo artigianale ma oggi diventata uno dei pilastri del brand, a permettere a Il Mannarino di continuare a crescere nel Nord e Centro Italia senza perdere identità.
Un’idea nata in Puglia tra estati, famiglia e tradizione
L’anima de Il Mannarino nasce molto prima dell’apertura del primo locale a Milano nel 2019. A raccontarlo è stato lo stesso Gianmarco durante la cena organizzata la settimana scorsa per raccontare il percorso del brand e il suo arrivo a Verona.
Con grande passione, entusiasmo e una semplicità rara per un imprenditore oggi alla guida di un progetto in forte espansione, Gianmarco ha ripercorso davanti agli ospiti il cammino costruito insieme all’amico e socio Filippo Sironi, mantenendo però un tono umile, diretto e autentico, lo stesso che caratterizza anche il format de Il Mannarino.

Tra un piatto alla brace e un calice di Primitivo, il co-founder ha raccontato come tutto sia partito dalle estati trascorse in Puglia, a casa della nonna di Gianmarco.
Tra tavolate infinite, carne cucinata sulla brace, prodotti genuini e il rito della macelleria di quartiere, è nata l’idea di riportare quella convivialità autentica in una chiave contemporanea.
Così, poco prima del Covid, apre il primo piccolo locale a Milano. Poi arriva la pandemia e con essa il lockdown. Un momento che avrebbe potuto fermare tutto, ma che invece si trasforma in un punto di svolta.
Invece di arrendersi, i fondatori decidono di reinventarsi: niente ristorante tradizionale, ma consegne dirette della carne e dei prodotti a casa dei clienti. Una scelta che permette al brand non solo di resistere, ma di costruire un rapporto ancora più forte con il pubblico.
Anche l’offerta delivery si è evoluta rapidamente per soddisfare più fasce di clientela: inizialmente attiva solo su Milano (con consegna in 24 ore), poi estesa all’hinterland e alla provincia di Monza e Brianza (in 48 ore), fino a includere progressivamente il resto della Penisola (in 72 ore), con esclusione delle isole.
Da lì in avanti la crescita accelera rapidamente, fino a trasformare Il Mannarino in uno dei format food più riconoscibili del panorama italiano. Con lo stesso approccio, sempre con i piedi ben piantati a terra, si guarda anche oltre confine: l’idea è esplorare mercati esteri dove il Made in Italy gastronomico non è solo cucina, ma un segno riconoscibile di autenticità, fiducia e cultura del cibo.
E in questa traiettoria, il futuro si spinge ancora più lontano: tra i prossimi obiettivi c’è anche l’apertura a Miami.
Un’esperienza che parte dal banco carni
Entrare da Il Mannarino significa vivere un’esperienza che inizia ancora prima di sedersi a tavola. Il cuore del locale è infatti il banco carni: qui si osservano i tagli, si ascoltano i consigli del macellaio e si sceglie direttamente cosa portare in griglia.
Costate e fiorentine, Fassona piemontese battuta al coltello, salsicce, bombette arrotolate a mano ogni giorno, polpette cotte lentamente nel sugo e arrosticini diventano protagonisti di un rituale conviviale e informale.
Una volta scelto il taglio, la carne passa direttamente alla brace. Nel frattempo arrivano in tavola pane fragrante, taralli e bombette con un calice di Primitivo, mentre l’atmosfera richiama quella delle vecchie macellerie di quartiere reinterpretate in chiave moderna: luci calde, tavoli in legno e musica italiana in sottofondo.
“Scelto, tagliato, grigliato” non è solo lo slogan del brand, ma il racconto concreto di un’esperienza costruita passo dopo passo.
La qualità come punto fermo
Alla base del progetto c’è una ricerca maniacale della qualità e della genuinità del cibo. Il Mannarino si affida a piccoli produttori selezionati e costruisce un modello basato su una filiera controllata e sostenibile.
Grande attenzione viene riservata anche al benessere animale e alla logistica: i macelli vengono scelti il più possibile vicino alle stalle, così da ridurre gli spostamenti degli animali e garantire una carne più fresca e di maggiore qualità, racconta Gianmarco Venuto.
Tutto questo rientra nel Disciplinare de Il Mannarino, un sistema strutturato che governa ogni fase della filiera, dagli allevamenti fino alla tavola, in linea con i principi europei della strategia “Farm to Fork”.
Alla base dello sviluppo food retail del brand ci sono due elementi chiave, strettamente integrati tra loro. Il primo è proprio il Disciplinare interno, che definisce standard rigorosi su benessere animale, freschezza e tracciabilità, garantendo un livello qualitativo costante in tutte le macellerie con cucina. Il documento nasce da un lavoro approfondito sviluppato da Il Mannarino insieme ad aziende agricole italiane di piccole e medie dimensioni, fortemente radicate nel territorio e accomunate dagli stessi valori. Grazie a questo modello, per diverse referenze il brand segue direttamente l’intero processo produttivo, dall’allevamento alla lavorazione fino all’esposizione nei banchi carne.
Il secondo elemento è il MannaLab, inaugurato a Monza nel 2024 e cuore operativo dell’azienda. Si tratta di un laboratorio dedicato alla lavorazione della carne e alla produzione di specialità artigianali, secondo la filosofia “Nose to tail”, che valorizza ogni parte dell’animale riducendo gli sprechi. Da questo approccio nasce un’ampia gamma di prodotti: non solo tagli premium come lombi e tomahawk, ma anche preparazioni per ragù di altissima qualità, le iconiche bombette, le polpette, oltre ai tagli destinati alla tartare di Fassona e alla salsiccia Zampina.
Il brand ha inoltre ottenuto recentemente la certificazione B Corp, riconoscimento internazionale rilasciato dall’ente non profit B Lab assegnato alle aziende che rispettano elevati standard sociali, ambientali e di trasparenza. Un traguardo che conferma l’impegno concreto de Il Mannarino non solo sulla qualità del prodotto e della filiera, ma anche sull’impatto generato sul territorio, sulle persone e sull’ambiente.
Dal business lunch alla macelleria online
La proposta cambia durante la giornata. A cena si scelgono direttamente dal banco tagli freschi e specialità da accompagnare con antipasti semplici, contorni stagionali e vino della casa.
A pranzo, invece, dal lunedì al venerdì, il format business lunch propone menu completi e bilanciati comprensivi di coperto, pane e taralli.
Per chi preferisce gustare la carne a casa, è attiva anche la macelleria online con consegne in tutta Italia.

Il format che unisce qualità e convivialità
Il successo de Il Mannarino sta proprio nella capacità di unire qualità gastronomica e atmosfera conviviale. Non solo carne d’eccellenza, ma anche un luogo in cui sentirsi accolti, condividere il pasto e vivere un’esperienza autentica e informale.
La scelta di crescita continua mantenendo un modello senza franchising permette al brand di preservare identità, qualità e controllo diretto.
“Ogni nuova apertura è un modo per portare la nostra idea di convivialità in un’altra città, senza mai rinunciare a ciò che siamo: una macelleria con cucina dove trovare solo cibo di qualità, un luogo accogliente dove ci si siede, si sorride, si brinda con un calice di Primitivo e ci si sente subito parte di una famiglia”, spiegano i founder Gianmarco Venuto e Filippo Sironi.
Per portarsi a casa un po’ di quella “famiglia” e della convivialità che il brand mette sempre al centro, agli ospiti è stato consegnato un mazzo di carte da gioco personalizzate firmate Il Mannarino, come a dire che alla fine resta questo: una brace accesa, un gioco che continua anche fuori dal tavolo e un’idea che non si ferma con la voglia costante di farla correre lontano, senza mai tradirne le radici.

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