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Brennero, Coldiretti smaschera il “falso Made in Italy”: in mostra i prodotti “italianizzati”

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Una denuncia forte, concreta e visiva. Al Brennero, Coldiretti scende in campo contro le distorsioni del codice doganale europeo e lo fa con un’iniziativa che non lascia spazio a interpretazioni: un tavolo espositivo con cinque prodotti simbolo per mostrare come alimenti stranieri possano diventare “italiani” con una semplice trasformazione.

Un meccanismo che, secondo l’organizzazione agricola, inganna i consumatori e penalizza le imprese italiane, minando la trasparenza del mercato.

Il tavolo della verità: cosa c’è dietro l’etichetta

L’esposizione allestita durante la mobilitazione racconta casi concreti e facilmente comprensibili:

  • Fettine di pollo sudamericano trasformate in crocchette “italiane”
  • Cosce di maiale olandesi diventate prosciutto italiano dopo la salatura
  • Cagliata ucraina lavorata fino a diventare mozzarella italiana
  • Carciofi egiziani venduti come sottaceti italiani
  • Arance sudafricane trasformate in succhi “italiani”
  • Grano canadese utilizzato per produrre pasta italiana

Prodotti che, pur partendo da materie prime estere, acquisiscono formalmente l’origine italiana grazie alla normativa sull’ultima trasformazione sostanziale.

Un sistema sotto accusa

Secondo Coldiretti, questo meccanismo rappresenta una delle principali criticità del codice doganale europeo.

Il problema è chiaro: basta una lavorazione finale in Italia per cambiare l’origine del prodotto, anche se le materie prime arrivano dall’estero.

Una dinamica che rischia di creare concorrenza sleale e di compromettere il valore del vero Made in Italy, oltre a sollevare interrogativi anche sul fronte della sicurezza alimentare.

Trasparenza e tutela: la richiesta all’Europa

L’obiettivo dell’iniziativa è duplice: informare i consumatori e spingere per una revisione normativa.

Coldiretti chiede con forza regole più chiare e un sistema di etichettatura europeo che garantisca una trasparenza reale sull’origine dei prodotti, tutelando al tempo stesso il reddito degli agricoltori italiani.

Il tavolo del Brennero diventa così un simbolo: rende visibile un problema spesso nascosto sugli scaffali dei supermercati e riporta al centro una domanda fondamentale – sapere davvero cosa portiamo in tavola.



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