Il 22 e 23 Marzo gli italiani sono chiamati a votare in un referendum costituzionale. I tre cardini della riforma sono: la separazione delle carriere, la riforma dei meccanismi per la selezione dei membri del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), e la creazione di una Alta Corte Disciplinare.
I propugnatori della riforma promettono che la riforma ci darà una giustizia più giusta grazie al fatto che ci assicurerà processi più veloci, giudizi più imparziali, una maggiore responsabilità dei magistrati, e l’eliminazione (del potere) delle correnti nel CSM i cui membri non verrebbero più eletti (grazie all’appoggio delle cosiddette correnti) ma sorteggiati tra membri laici (professori ordinari di diritto e avvocati) e non (giudici).
I critici per contro dicono che la riforma non produrrà nessuno dei benefici di cui parla il governo: con la separazione delle carriere il pubblico ministero sarà ancor più parziale o meno bilanciato di quanto lo sia adesso, con l’introduzione del sorteggio la qualità dei membri del CSM sarà molto inferiore di quella attuale, e con queste riforme si metterà la giustizia al giogo o alla mercè della politica.
La divisione fra propugnatori e critici riflette la divisione (molto) politica fra governo e opposizione: le forze di governo sono, più o meno convintamente, schierate a favore del sì, mentre le opposizioni sono generalmente schierate, con lodevoli eccezioni, a favore del no. Le lodevoli eccezioni sono rappresentate da Stefano Ceccanti, professore ordinario di diritto pubblico comparato all’Università La Sapienza di Roma e parlamentare PD nella 18sima legislatura (2018-2022) e Augusto Barbera, già professore ordinario all’Università di Bologna, parlamentare del PCI prima e del PDS poi, Ministro per i rapporti con il parlamento nel governo Ciampi, giudice costituzionale e presidente della Corte Costituzionale (2023-2024). Ceccanti ha spiegato come le argomentazioni contro il sorteggio siano futili, mentre Barbera ha spiegato perchè la riforma sia non solo giusta ma perfino necessaria.
Credo che Barbera e Ceccanti, costituzionalisti di sinistra che non possono certo essere accusati di contiguità ideologica con il Governo Meloni, abbiano ragione e che la riforma sia non solo necessaria ma anche piuttosto ben congegnata.
Quel che è però meno chiaro è se la riforma passerà. I sondaggi condotti fra il 6 Ottobre 2025 e il 5 Febbraio 2026 hanno dato il Sì in vantaggio. In 7 degli 11 sondaggi condotti dall’11 Febbraio 2026 al 6 Marzo 2026 il NO è stato in vantaggio. Per cui quella che poteva sembrare una vittoria scontata, potrebbe non esserlo più. Fra tre giorni lo vedremo.
Riccardo Pelizzo
Professore e Acting Dean nella Graduate School of Public Policy, Nazarbayev University













