In un articolo precedente (Focus: “L’Università di Verona o come scalare le classifiche internazionali” (Prof. Riccardo Pelizzo) – Mattino di Verona) si è discusso su cosa possa fare l’università di Verona per scalare le classifiche internazionali ed entrare tra le prime 200 del mondo.
A guardare le classifiche stilate da Times Higher Education per il 2026 si scopre che 7 delle prime 10 università siano americane e 3 siano inglesi e che 13 delle prime 20 siano americane, 3 inglesi 2 cinesi, 1 svizzera e 1 singaporiana o singaporegna.
Hong Kong ha 6 università nelle prime duecento al mondo—una più della Francia e tre più dell’Italia, il che significa che Hong Kong fa due volte meglio rispetto all’Italia—un fatto su cui accademici e amministratori pubblici si dovrebbero fare un piccolo esame di coscienza visto che le università italiane sono costose e non sono competitive a livello internazionale.
L’Australia ha 6 università fra le prime 100 al mondo, 10 nelle prime 200 e 20 nelle prime 300. La Francia ha 4 università nelle prime 100 al mondo e 4 nelle prime 200. Nessuna università italiana è nelle prime 100, e solo tre sono nelle prime 200. Un risultato davvero modesto.
Per l’anno 2024 il costo di mandare avanti l’università di Bologna che, con il suo 130simo posto, è la miglior università italiana per il ranking del Times Higher Education, è stato di circa 860 milioni di Euro—al cambio di oggi si tratta di 1.002.000.000 dollari statunitensi. Università leggermente più costose sono fra le prime 10 o 20 al mondo.
La Columbia University, dove insegnava l’italianissimo Giovanni Sartori e dove aveva insegnato prima di lui Prezzolini, costa 1 miliardo e 230 milioni di dollari con cui si posiziona al ventesimo posto al mondo; Yale University, che è decima, costa un miliardo e 190 milioni di dollari; Harvard University, che si trova al quinto posto, costa sul miliardo e trecento milioni.
Forse gli accademici nostrani, manager pubblici, e politici si dovrebbero cominciare a chiedere se i soldi che spendiamo per le nostre università siano ben spesi, se siano cioè spesi in maniera economica, efficace ed efficiente. Se lo sono, bene, se non lo sono, si impari a farlo, spendere bene (economicamente, efficacemente, efficientemente) è il fondamento del buon governo.
Riccardo Pelizzo
Professore e Acting Dean della Graduate School of Public Policy, Nazarbayev University













