Il Piano Urbano della Sosta 2026 accende il confronto politico a Verona. Da una parte la Giunta comunale, che rivendica una riforma strutturale attesa da oltre venticinque anni; dall’altra l’opposizione, che denuncia un’operazione ideologica e penalizzante per residenti, lavoratori e pendolari. Al centro del dibattito il riordino della sosta a Borgo Trento, che scatterà dalla prossima primavera, e l’istituzione della ZTL a Santo Stefano, nel comparto di Veronetta.
A presentare il nuovo impianto è l’assessore alla Mobilità Tommaso Ferrari, che sottolinea come il precedente piano risalisse addirittura al 1999. “Il precedente Piano Urbano della Sosta risale al 1999. Con questo provvedimento riequilibriamo e omogenizziamo la sosta in città stratificata e differenziata nel tempo”, spiega Ferrari.
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Il PUS punta a ridurre la sosta irregolare, aumentare la rotazione dei posti auto e garantire più parcheggi ai residenti, soprattutto nei quartieri semicentrali. A Borgo Trento gli stalli a disco orario verranno convertiti in stalli giallo-blu a pagamento, ma gratuiti per i residenti autorizzati. Prevista anche una nuova articolazione tariffaria in tre fasce concentriche: verde (ZTL), blu e azzurra, con costi che diminuiscono allontanandosi dal centro storico.
Accanto alla regolazione su strada, il Comune mette sul tavolo anche le convenzioni con i parcheggi Interparking–Saba, che consentiranno a 540 residenti di parcheggiare a circa 1 euro a notte, oltre ad abbonamenti agevolati full time. Un pacchetto che, secondo Palazzo Barbieri, dovrebbe sostenere anche il commercio di prossimità e rendere la città più accessibile.
Di segno opposto la lettura di Paolo Rossi, capogruppo della lista civica Verona Domani, che parla apertamente di uno scarico dei costi sui cittadini.

“Una riforma della sosta tra razionalizzazione e scarico dei costi sui cittadini”, afferma Rossi nel suo comunicato, accusando la Giunta di aver trasformato la sosta gratuita in un’eccezione. Secondo il consigliere, l’estensione degli stalli a pagamento a Borgo Trento e, in prospettiva, ad altri quartieri segna “un cambio di paradigma” che penalizza soprattutto chi non ha alternative concrete all’auto privata.
Nel mirino finisce anche la strategia complessiva della mobilità: “La filovia viene evocata come perno della strategia, ma è ancora ‘in attesa di entrare a regime’, mentre i cittadini sono chiamati fin da subito a pagare”. Rossi denuncia inoltre l’assenza di un reale confronto con le Circoscrizioni e critica l’uniformazione tariffaria di quartieri molto diversi tra loro per caratteristiche sociali ed economiche.
Il confronto tra Ferrari e Rossi fotografa due visioni profondamente diverse della mobilità urbana. Per la Giunta, il PUS è un patto di equilibrio tra residenti e city users, uno strumento per governare lo spazio pubblico e ridurre traffico e caos. Per Verona Domani, invece, il piano rischia di diventare “una tassa classista” e “l’ennesimo sacrificio chiesto ai cittadini in nome dell’estremismo ideologico di Tommasi e Ferrari”.
La partita, ora, si sposta nei quartieri: con l’avvicinarsi della primavera e l’avvio operativo del nuovo Piano della sosta, saranno residenti, commercianti e pendolari a misurarne l’impatto reale sulla vita quotidiana della città.
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