In Veneto è il giorno della verità. Oggi dalle urne uscirà il nome del nuovo governatore chiamato a raccogliere l’eredità, pesantissima, di Luca Zaia e a definire anche i nuovi equilibri interni al centrodestra. La sfida che si gioca è infatti un vero derby tra Fratelli d’Italia e Lega, un confronto diretto che potrebbe ridisegnare i rapporti di forza nella coalizione dopo quindici anni di leadership indiscussa del presidente uscente.
Intanto, il primo dato politico è la forte flessione dell’affluenza: alle 23 di ieri ha votato il 33,88% degli aventi diritto, contro il 46,13% registrato nel 2020 alla stessa ora, un calo di 12,2 punti percentuali. I seggi resteranno aperti fino alle 15, poi partirà immediatamente lo spoglio con la diretta dei risultati.
Il peso politico di Zaia e il derby nel centrodestra
Zaia, che non è riuscito a convincere la Lega e gli alleati sull’opportunità di presentare una propria lista, ha deciso di correre con il suo partito. Una scelta che apre scenari politici rilevanti:
– da un lato, il presidente uscente potrebbe contribuire, a suon di preferenze, a far recuperare terreno alla Lega nella sfida diretta con Fratelli d’Italia;
– dall’altro, un eventuale boom personale gli consentirebbe di far valere il suo ruolo nei nuovi equilibri nazionali, all’interno di una Lega che cerca una nuova identità.
Chi è Alberto Stefani, il candidato del centrodestra
Il centrodestra ha scelto di puntare su Alberto Stefani, considerato da molti un enfant prodige. A 25 anni è stato il più giovane deputato eletto nelle liste leghiste e in Parlamento si è dedicato a temi sociali: cura degli anziani, tutela dei caregiver, lotta al disagio giovanile, violenze su donne e minori.
Oggi, a 32 anni, tenta il salto più importante. È sostenuto da un’ampia alleanza che comprende Lega Stefani Presidente, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Noi Moderati, Udc e Liga Veneta Repubblica. Il suo compito è tenere insieme un centrodestra che arriva all’appuntamento diviso al proprio interno dalla competizione tra i due principali partiti.
Il centrosinistra punta su Giovanni Manildo
Per il centrosinistra corre Giovanni Manildo, avvocato 56enne, ex sindaco di Treviso dal 2013 al 2018. È soprannominato Kung-fu panda: “tutto è nato quando in caserma, al corso sottufficiali degli alpini, avevo indossato la mimetica bianca da neve”. Sposato, tre figli, si occupa di diritto dell’energia, comunità energetiche e partenariati pubblico-privato, con una solida esperienza nei temi della transizione ecologica.
A Treviso riuscì nell’impresa di interrompere vent’anni di governi leghisti: una vittoria simbolica che il centrosinistra spera possa ripetersi su scala regionale, nonostante la corsa appaia come una mission impossible dopo trent’anni di governo ininterrotto del centrodestra.
L’incognita Szumski: la wild card che può spostare gli equilibri
Un nome, finora meno noto al grande pubblico, sta però agitando gli equilibri della vigilia: Riccardo Szumski. Il fondatore della lista Resistere Veneto potrebbe raccogliere, secondo le stime, tra il 3 e il 4%. Un bottino che rischia di essere decisivo per stabilire chi, tra Fratelli d’Italia e Lega, uscirà come primo partito.
Szumski si definisce un “guerriero polacco-veneto”: ex medico, radiato dall’Ordine per le sue posizioni no-vax durante la pandemia, è un personaggio popolare nell’area più critica verso le restrizioni Covid, spesso sostenuto dal quotidiano diretto da Maurizio Belpietro.
La domanda che circola tra gli analisti è una sola:
– toglierà più voti all’area di Zaia, che durante il Covid fu un convinto sostenitore della campagna vaccinale?
– oppure al bacino di Fratelli d’Italia, che negli anni più duri della pandemia mostrò maggiore attenzione verso le posizioni no green pass?
Una variabile imprevedibile che potrebbe pesare come un macigno sul derby del centrodestra.
Seggi aperti fino alle 15, poi partirà lo spoglio. Il Veneto, oggi, non sceglierà solo un governatore: sceglierà anche il futuro equilibrio politico della regione e della coalizione che la governa da trent’anni.













