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Il Rettorato di Nocini: il miracolo di un Ateneo che ha cambiato volto

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A pochi giorno dall’elezione del nuovo rettore o della nuova rettrice, è utile fare un bilancio del cammino dell’Università di Verona in questi ultimi 6 anni con alla guida il Rettore Pier Francesco Nocini affiancato dal Prorettore Vicario Diego Begalli. Il Mattino di Verona crede sia giusto riconoscere il valore di un ciclo che ha segnato una svolta profonda nella storia dell’Ateneo.

Negli ultimi sei anni, l’università scaligera ha vissuto una trasformazione straordinaria, che l’ha portata a consolidarsi come una delle realtà accademiche più dinamiche e innovative d’Italia. Il Rettore Pierfrancesco Nocini è stato capace di imprimere all’Ateneo una visione chiara, coraggiosa e fortemente radicata nel territorio.

I numeri parlano da soli: da circa 24.000 a oltre 29.000 studenti, 31 nuovi corsi di laurea attivati, un nuovo Dipartimento di medicina innovativa, spin-off universitari in crescita esponenziale e una capacità di fare rete con altri atenei e con il mondo produttivo che ha fatto scuola.

La cifra distintiva della governance Nocini-Begalli è stata proprio questa: unire rigore accademico e apertura all’esterno, didattica di qualità e spirito imprenditoriale, ricerca scientifica e impatto sociale. Emblematico il corso in ingegneria dei sistemi biomedicali, frutto di una collaborazione interateneo con Trento, Modena e Reggio Emilia. O il rapidissimo avvio del corso in osteopatia, tra i primi in Italia.

Ma l’università disegnata da Nocini-Begalli è anche un’università inclusiva: l’innalzamento della soglia ISEE per le esenzioni a 27.000 euro ha permesso a molte famiglie escluse dai benefici ESU di accedere ugualmente alla formazione.

Sul fronte dell’innovazione, i risultati sono straordinari: quasi 40 spin-off accreditati, di cui 25 attivi, con startup come Humatics e Giulia acquisite da grandi gruppi. Nel 2024 l’Ateneo ha trionfato allo Startup Veneto con il progetto Anastasia.

Ora si apre una nuova fase. Ma le radici sono salde, e lo stesso Begalli lo ribadisce: “L’università è come un albero: le radici solide garantiscono stabilità, ma i rami devono crescere liberamente per raggiungere nuove altezze”.

L’auspicio è uno solo: “Continuità nei progetti e nello spirito di servizio al territorio”. Perché se Verona è già una città universitaria, il vero sogno è farla diventare anche una città dove costruire il proprio futuro.



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