Home Articoli CGIA di Mestre – Lo Stato non paga, le imprese venete aspettano 6 miliardi: “Un problema che ci trasciniamo da decenni”

CGIA di Mestre – Lo Stato non paga, le imprese venete aspettano 6 miliardi: “Un problema che ci trasciniamo da decenni”

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L’Italia si conferma maglia nera in Europa per i debiti commerciali della Pubblica Amministrazione, con un accumulo di mancati pagamenti pari a 58,6 miliardi di euro, il valore più alto dell’UE in rapporto al PIL. Di questa somma, almeno 6 miliardi riguardano le imprese venete, costrette a fronteggiare ritardi insostenibili nei pagamenti da parte dello Stato centrale.

Veneto virtuoso, ma il PNRR complica la situazione
Se da un lato la Regione Veneto, le ASL e gli enti locali si distinguono per la loro puntualità nei pagamenti, dall’altro la situazione peggiora con la realizzazione delle opere pubbliche legate al PNRR. È sempre più diffusa, infatti, la pratica di chiedere alle imprese esecutrici di ritardare l’emissione delle fatture o degli stati di avanzamento lavori, aggravando ulteriormente il problema.

Un abuso di posizione dominante
Nonostante qualche miglioramento negli ultimi anni, la PA fatica ancora a smaltire l’enorme stock di debiti accumulati. A soffrirne di più sono le piccole imprese, che non hanno il potere negoziale delle grandi aziende e si trovano spesso vittime dell’abuso di posizione dominante da parte degli enti pubblici.

Lo Stato centrale il peggiore pagatore
Secondo i dati del 2023, tra tutte le amministrazioni pubbliche, è proprio lo Stato centrale a detenere la performance peggiore: ha saldato solo il 92,8% delle fatture, accumulando 1,4 miliardi di euro di debiti non pagati. Peggio ancora, solo il 69,3% delle fatture è stato pagato nei tempi previsti dalla legge.

Ministeri e grandi enti pubblici in ritardo
Quasi la metà dei Ministeri continua a pagare oltre i termini previsti: il Ministero del Lavoro ha accumulato un ritardo medio annuo di 13,13 giorni, seguito da Cultura (10,94 giorni), Interno (10,71), Turismo (10,45), Salute (4,51), Giustizia (4,06) e Infrastrutture e Trasporti (2,46).

Tra le grandi amministrazioni centrali, i peggiori pagatori risultano essere:
ANSFISA (ritardo medio: 20,62 giorni)
ANAS (15 giorni)
ARAN (13,12 giorni)
ANBSC (7,41 giorni)

La Cassazione: “Se la PA non paga, non è un problema”
A rendere la situazione ancora più assurda è una recente sentenza della Corte di Cassazione, secondo cui il mancato pagamento della PA sarebbe un evento prevedibile. Gli imprenditori, dunque, devono comunque versare le tasse, anche se non hanno ricevuto i pagamenti dallo Stato. Un principio che, di fatto, viola il diritto alla parità di trattamento tra soggetti pubblici e privati.

Le cause principali dei ritardi
Oltre alla mancanza di liquidità, esistono altre problematiche che impediscono alla PA di pagare in tempo:

  • Ritardi intenzionali da parte delle amministrazioni
  • Inefficienza nel rilascio dei certificati di pagamento
  • Contestazioni burocratiche che bloccano le liquidazioni delle fatture
  • Richiesta alle imprese di accettare pagamenti oltre i limiti di legge, senza applicazione degli interessi di mora

La soluzione: compensazione immediata tra crediti e debiti fiscali
Secondo l’Ufficio Studi CGIA, l’unico modo per risolvere questa situazione è introdurre un sistema di compensazione diretta e automatica tra i crediti vantati dalle imprese nei confronti della PA e i debiti fiscali dovuti all’Erario. Senza questa riforma, migliaia di piccole e medie imprese venete rischiano di chiudere, strette nella morsa di una burocrazia inefficiente e di uno Stato che, paradossalmente, chiede di essere pagato senza pagare.

Una battaglia che il mondo dell’impresa non può più permettersi di perdere.



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