Anap Verona, l’Associazione Nazionale Anziani e Pensionati di Confartigianato, chiede un modello sanitario che metta al centro una relazione più umana tra medici, operatori e cittadini.
“Comprendiamo il disagio espresso con lo sciopero; solidarietà agli operatori aggrediti. Torniamo a una sanità che sia più umana e che abbia il tempo per gli assistiti. Crediamo che la sanità, oggi, debba tornare ad uno dei suoi valori principali: la cura della relazione personale tra medico e assistito – il termine ‘paziente’ riteniamo vada aggiornato –, in un’alleanza terapeutica fondata sulla reciproca fiducia, importante per entrambi. La relazione si nutre di ascolto, accompagnamento e orientamento: la sanità che sogniamo dovrebbe fondarsi sulla capacità di dare valore alla comunicazione e presa in carico degli assistiti, prioritarie da parte di chi ha responsabilità nell’organizzazione dei servizi. Ascolto, empatia, accompagnamento e orientamento sono elementi che hanno grande valore, allo stesso modo della cura delle componenti biologiche e cliniche.” Queste le parole di Gianni Peruzzi, Presidente di Anap Verona, l’Associazione Nazionale Anziani Pensionati di Confartigianato, che che commenta le questioni più dibattute riguardo alla sanità pubblica, tra scioperi, carenze di personale e le crescenti aggressioni agli operatori.
“La sanità esprime eccellenze attraverso l’operato del personale, che lavora con grande professionalità e competenza – continua Peruzzi –. Per questo motivo comprendiamo il disagio espresso dagli operatori sanitari, medici, specialisti, infermieri, OSS, con lo sciopero della scorsa settimana: vivono la pressione di richieste sempre maggiori, determinate anche dall’invecchiamento della popolazione, mentre gli assistiti appaiono forse sempre più esigenti. D’altronde, per noi anziani è fondamentale sapere che, quando non stiamo bene, il sistema sanitario è in grado di rispondere nei tempi corretti, facendosi carico della nostra salute. Ci aspettiamo risposte certe e rassicuranti dal nostro medico di famiglia, dallo specialista, dal farmacista vicino a casa; risposte che, per vari motivi, a volte tardano ad arrivare. Vorremmo tornare a una sanità che, probabilmente, prima del Covid funzionava diversamente. Ci piacerebbe, ad esempio, che i medici potessero tornare ad avere il tempo di spiegare in modo chiaro e semplice qual è l’iter di una cura.”
Gli operatori sanitari, come noto dai recenti fatti di cronaca, sono vittime di casi di aggressione o intimidazione. “E a loro – aggiunge il Presidente di Anap Verona – esprimiamo la nostra più convinta solidarietà. Situazioni di disagio o frustrazioni per le sorti dei congiunti non possono trasformarsi in atti di violenza. La nostra società va rieducata alla pazienza, al non dover pretendere sempre ragione o di individuare per forza un colpevole con cui prendersela. Siamo altresì consapevoli di come tutto il personale sanitario si ritrovi ad operare sotto stress, con pesanti turni di lavoro, tutti elementi che possono determinare difficoltà anche agli stessi assistiti.”
Dopo aver riconosciuto le difficoltà che gli operatori sanitari affrontano, Peruzzi sottolinea la necessità di maggiori attenzioni per la qualità del lavoro e per il benessere degli assistiti: “Vorremmo che il personale sanitario potesse avere il giusto tempo da dedicare alla cura – conclude –: troppo spesso il carico di lavoro, i tempi di visita molto contingentati, un’organizzazione per cui l’assistito incontra un professionista diverso ad ogni controllo, diventano ostacoli che minano la qualità del lavoro e creano disagio agli assistiti. Anap chiede di porre particolare attenzione alle fasi di presa in carico e di dimissione dall’ospedale, fornendo all’assistito indicazioni chiare sul percorso terapeutico e sulla relativa tempistica. In sintesi, sogniamo una medicina più umana, capace di dare valore alla relazione.”













