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Negrar: due spettacoli a Villa Albertini per celebrare il Giorno della Memoria e quello del Ricordo

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Doppio appuntamento dedicato a giovani e adulti, organizzato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Negrar di Valpolicella, in occasione delle ricorrenze del Giorno della Memoria e del Giorno del Ricordo, che cadono rispettivamente il 27 gennaio e il 10 febbraio di ogni anno. Villa Albertini ospiterà infatti due spettacoli teatrali ad ingresso libero, che nella forma della narrazione accompagnata da contributi video e musiche originali porteranno gli spettatori a riflettere con passione su quanto accaduto più di mezzo secolo fa in Europa e al confine orientale dell’Italia.

Il primo appuntamento è fissato per venerdì 3 febbraio alle ore 20:30, con “Dal campo di calcio ad Auschwitz. Storia di un allenatore ebreo e della sua famiglia”: Arpad Weisz è stato un buon giocatore di calcio, e uno dei più grandi allenatori. Nel 1938 “il miglior mister che c’è in circolazione” è conteso dalle squadre più titolate del campionato italiano. Il suo Bologna quell’anno è primo in classifica, ma Arpad, ebreo ungherese, in seguito alle leggi razziali, deve lasciare insieme a tutta la famiglia il lavoro e l’Italia. Sparisce da un giorno all’altro, riparando con la moglie e i due figli prima a Parigi, e poi a Dordrecht, nei Paesi Bassi, dove riprende ad allenare la piccola squadra locale. Poco dopo viene però raggiunto, e la sua famiglia divisa. La moglie e i figli vengono deportati ad Auschwitz dove troveranno la morte nelle camere a gas di Birkenau, mentre Arpad viene assegnato ad un campo di lavoro dell’Alta Slesia. Rimane in vita per altri quindici mesi, fino a trovare la morte, per freddo e per fame, ad Auschwitz.

Il secondo spettacolo si terrà invece venerdì 24 febbraio, sempre alle ore 20:30: assistendo a “Il sentiero del padre. Viaggio tra i segreti delle foibe carsiche” il pubblico ripercorrerà parte della vita del protagonista, Francesco, un bambino di 10 anni nato a Pola (quando la città era in territorio italiano) nel 1936. Sua madre si chiama Maria. Suo padre Gianni fa il ciabattino. Tra il 1945 e il 1947 Pola è occupata dagli iugoslavi. Alcuni di essi rapinano, violentano e infoibano molti italiani. Lo Stato non interviene. Molti decidono di scappare. E se Maria ha deciso di restare, il padre vuole salvare suo figlio: Gianni e il piccolo Francesco fuggono nella notte. Con sé non hanno nulla. Davanti, hanno sette giorni di cammino. Nel sentiero del bosco. Per salvarsi. La vita.

“Le narrazioni dei due spettacoli proposti da Davide Giandrini, con la collaborazione di Miryam Rossi per le musiche e la regia Franco Palmieri nel secondo appuntamento, sono leggere ma profonde, intime e poetiche, e certamente commoventi, visti i temi trattati. – spiega l’assessore alla Cultura Camilla Coeli – . Tuttavia, il racconto, anche per le modalità con cui viene condiviso con il pubblico dall’autore, integrando anche contenuti più leggeri, come la bellezza dello sport, è in grado di appassionare un vasto pubblico, non solo di adulti ma anche di ragazzi delle scuole secondarie”.



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