Home Ambiente Soia: buona qualità, ma perdite stimate del 20-30%

Soia: buona qualità, ma perdite stimate del 20-30%

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Si chiude la stagione della soia. Si registrano delle perdite, ma dal punto di vista qualitativo l’annata è soddisfacente grazie a un ottobre caldo e soleggiato.

“Le perdite sono del 20-30% a causa della siccità e di eventi grandinigeni, anche se a macchia di leopardo – spiega Alberto De Togni, presidente di Confagricoltura Verona -. Tuttavia la qualità è buona, soprattutto sui secondi raccolti, con piante sane e piene grazie a un autunno soleggiato e contrassegnato da qualche pioggia e dall’escursione termica tra giorno e notte. I prezzi sono attorno ai 600 euro a tonnellata, in rialzo a causa delle tensioni internazionali che hanno portato a elevare la domanda di soia, utilizzata spesso come sostituta del grano. Sono, però, aumentati anche i costi produttivi, soprattutto in termini energetici, vanificando di fatto l’auspicato miglioramento economico”.

Secondo il report 2021 di Veneto Agricoltura, Verona è la quarta provincia regionale per produzione di soia, con 15.200 ettari. La provincia scaligera è, però, quella che ha fatto segnare la maggiore crescita, con +15,8%. Un trend che è proseguito anche nel 2022.

“Quest’anno il raccolto di soia ha interessato maggiori superfici rispetto al 2021 – sottolinea Andrea Lavagnoli, presidente di Cia-Agricoltori Verona -. Molti agricoltori hanno preferito investire su questa coltura anziché sul mais, in particolare per i minori input necessari nella coltivazione. A causa della siccità estiva i costi sono aumentati, con 5-6 irrigazioni a fronte delle 3-
4 dei periodi meno siccitosi. Tuttavia, i secondi raccolti di soia hanno dato buone performance, grazie anche al bel tempo del mese di ottobre che ne ha consentito la maturazione e la bassa umidità”.

“Il rialzo del prezzo è minimo e non riesce ad assorbire l’aumento dei costi dei fattori produttivi ed energetici – commenta Lavagnoli -. I prezzi si trovano a fare i conti con tre variabili: l’arrivo dell’impatto delle produzioni del Brasile, che si annunciano abbondanti, la rivalutazione del dollaro sull’euro e le conseguenze del nuovo blocco alle esportazioni di cereali dall’Ucraina. Andranno, inoltre, valutate le ripercussioni di questi fattori sul comparto zootecnico”.



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