“La futura produzione di latte senza mucche darà la mazzata definitiva al settore zootecnico, che scomparirà”. Cia –Agricoltori Italiani Verona guarda con preoccupazione alla prossima apertura in Danimarca, da parte della startup Remilk, della più grande struttura al mondo per la produzione di latte sintetico, ottenuto in laboratorio dalla fermentazione di una copia del gene responsabile della produzione di proteine del latte nelle mucche.
La Commissione europea, all’interrogazione dell’europarlamentare Mara Bizzotto, ha risposto che “è a conoscenza dello sviluppo di tecnologie quali la fermentazione di precisione per l’elaborazione di prodotti di origine animale”, e che non si oppone al loro sviluppo, “purché siano conformi alle norme dell’Ue, in particolare quelle in materia di sicurezza alimentare e di commercializzazione”.
Cia Verona manifesta incredulità e indignazione. “La risposta della Commissione europea chiarisce, purtroppo, quale futuro ci aspetta – scrive Cia, a nome dei propri produttori zootecnici -. Secondo i dati forniti da Remilkla produzione attesa è pari a quella 50.000 vacche all’anno. Se pensiamo che il patrimonio di vacche da latte del Veneto è di 130.000 unità, con Verona che è la provincia leader, insieme a Vicenza, con oltre la metà della produzione di latte regionale, comprendiamo quale fine farà il nostro patrimonio zootecnico”.
“Si sta spingendo l’agricoltura a dismettersi in nome di una rapida transizione ecologica, per affermare una centralità di una tecnoagrindustria in grado di produrre nuovi prodotti per il mercato mondiale. Un’operazione che, nel settore zootecnico, è iniziata nel 1991 con la direttiva nitrati dell’Ue, passando poi per la direttiva sul benessere animale, fino alla primavera scorsa in cui è stata presentata una proposta in sede Ue per limitare le emissioni degli allevamenti. Infine, adesso sta per essere attivata una Pac, Politica agricola comune, “ideologica” in nome della transizione verde. L’idea che si sta affermando in sede Ue è che l’agricoltura non soltanto è nemica dell’ambiente, ma è un ostacolo nel varare politiche che, puntando sull’innovazione tecnologia, possano fabbricare il cibo che è necessario.In questo scenario il gruppo di interessi industriale – finanziario cerca una sponda esercitando un’azione propagandistica sull’opinione pubblica: il nuovo latte sarà “animal free” e perciò gli animali non saranno più costretti a rimanere nelle stalle, non vi saranno reflui che inquinano l’ambiente, non si consumeranno mangimi e non si utilizzerà l’acqua con grande beneficio con grande beneficio dei cambiamenti climatici. In sostanza il prodotto fabbricato sarà più sano di quello ottenuto con i metodi naturali”.
Cia, unitamente ai propri produttori, chiede che l’Ue riporti l’attenzione sulla valorizzazione delle produzioni naturali, sui prodotti tipici e sulla corretta alimentazione.













