È venuto il tempo per gli ex vertici di Melegatti di saldare i conti con la Giustizia: in totale hanno patteggiato (con pena sospesa) quasi 4 anni di reclusione. L’1 giugno la giudice Carola Musio ha emesso la sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti: un anno, 9 mesi e 10 giorni per la ex presidente del consiglio di amministrazione dell’azienda, Emanuela Perazzoli; due anni per l’ex amministratore delegato, Umberto Lercari.
Entrambi colpevoli in concorso – secondo la ricostruzione del pm Alberto Sergi- di bancarotta impropria per operazioni dolose oltre che di falso in bilancio e omesso versamento di ritenute dovute all’Erario. Questo i fatti che secondo gli inquirenti avrebbero portato al dissesto economico la famosa azienda dolciaria veronese, fallita poi nel maggio 2018 e salvata dalla famiglia Spezzapria.
La prima contestazione era legata all’emissione di fatture pro-forma per accedere al credito bancario, l’altra faceva riferimento all’operazione di acquisizione della Marelli Dolciaria. Sommando le annate comprese tra il 2014 e il 2017, il fatturato «pro-forma» ha sfiorato i 23 milioni di euro, con un importo anticipato dalle banche pari a 18 milioni di euro e un importo non pagato dai “clienti apparenti” agli istituti di credito di oltre 4 milioni di euro.
Per quanto riguardava inoltre il falso in bilancio, il pm ha contestato agli ex vertici di aver consapevolmente esposto nel bilancio relativo al 2016 una serie di fatti materiali rilevanti non corrispondenti al vero “al fine di conseguire l’ingiusto profitto consistente nel mascherare il dissesto della Melegatti spa al sistema creditizio”.













