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Baby gang, per la sinistra mancano strutture per gestire il disagio giovanile

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Dopo l’ennesimo fatto di cronaca che ha visto il centro vittima di un’altra aggressione in pieno giorno, il mondo politico cerca di prendere, dove può, una posizione. “La politica finora attuata da Sboarina è stata quella della repressione del disagio sociale con gli sgomberi dimostrativi e nessuna politica sociale adeguata al fenomeno del disagio giovanile di cui ci si occupa soltanto quando assurge agli onori delle cronache – dice Michele Bertucco, In Comune per Verona-Sinistra civica ecologista -. Va invece rafforzata la rete dei servizi in coordinamento con le altre istituzioni, a partire dalla Scuola, e le famiglie, le quali si fanno già in quattro per conciliare lavoro e famiglia”.

“Questo però non è un compito che si possa svolgere in qualche giorno o settimana. Fatichiamo del resto a trovare in bilancio stanziamenti adeguati ad un tema così grave e importante. Non basta tamponare, serve una politica seria di prevenzione che pensiamo possa arrivare con una nuova amministrazione di centrosinistra”, commenta Bertucco.

“Le violenze vanno fermate, ma la negligenza di chi per anni ha dimenticato nel cassetto il tema delle politiche giovanili attive va denunciata e sanzionata eticamente e politicamente – dice Elisa La Paglia dal Pd -. Per le politiche giovanili il bilancio comunale stanzia ogni anno 200 mila euro, appena sufficienti a coprire i costi dei progetti di tirocinio che si svolgono nell’ambito dell’amministrazione comunale e poco altro; il resto degli interventi per i minori sono sui casi di disagio conclamato e vengono seguiti dalle assistenti sociali andando sul bilancio sociale”.

“Alla prevenzione, che si fa con gli educatori in collaborazione con le altre istituzioni del territorio, scuola in primis, non resta niente. Verona manca di una struttura con educatori in grado di dare continuità e progettualità per far emergere e seguire i casi prima che il malessere sfoci in violenza”.

“Un Sindaco che dice che contro i giovani aggressivi ci vuole il daspo e che bisogna mandarli a raccogliere le cacche dei cani abbandonate per strada dagli adulti incivili, dimostra di essere lui stesso parte del problema”, conclude la consigliere comunale.

“Nonostante la situazione pandemica abbia amplificato il disagio che molti adolescenti vivono da vari punti di vista, il Comune fino ad oggi non è riuscito ad intervenire in modo strutturale alla problematica – dicono da Traguardi Tommaso Ferrari e Beatrice Verzè -. I servizi per giovani e adolescenti a Verona sono pressoché inesistenti, oppure sono costituiti da progetti spot ben lontani dall’essere un piano complessivo e finanziato”.

“L’intervento diretto contro la microcriminalità e l’ordine pubblico non devono passare in secondo piano, sia chiaro, ma l’approccio non deve essere troppo sbilanciato a favore dei controlli e della repressione a scapito del fondamentale tema della prevenzione. Siamo di fronte a un fenomeno complesso e il messaggio che dovrebbe passare è che la prevenzione è importante tanto quanto il controllo diretto ed è uno sforzo che va fatto su più fronti, lavorando in rete tra istituzioni, famiglie e comunità”, spiegano da Traguardi.

“La nostra proposta è quella di creare dei distretti di quartiere per il supporto giovanile e adolescenziale. Si tratta di spazi in cui ragazze e ragazzi, soprattutto in condizioni di fragilità, possano trovano un luogo accogliente e formativo in cui trascorrere il tempo, al di fuori della scuola, che passerebbero altrimenti da soli o in situazioni inadeguate. In questo il Comune deve fare rete con realtà e associazioni del territorio, per mettere a disposizione un’equipe di professionisti cui i giovani verranno affidati. L’obiettivo è rimettere al centro una categoria, quella della fascia adolescenziale, che per troppo tempo non ha trovato spazio, occasione di crescita e supporto nella nostra città”, concludono i ragazzi.



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