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Addio a Gianfranco de Bosio, il ricordo della Fondazione Arena

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Ci ha lasciati ieri, all’età di 97 anni, Gianfranco de Bosio, partigiano, docente, regista e sceneggiatore per prosa, opera e cinema, Sovrintendente dell’ente lirico Arena negli anni 1968-1970 e 1992-1998. Cecilia Gasdia esprime il profondo cordoglio di tutta la Fondazione Arena di Verona per la sua scomparsa.

Nato a Verona nel 1924, Gianfranco de Bosio fu tra i più attivi componenti del Comitato di Liberazione Nazionale nel periodo della Resistenza. Alla fine della guerra, concluse gli studi in Letteratura francese all’Università di Padova, dove fondò anche il Teatro universitario. Lui fu autore della ricerca pioneristica e filologica del teatro di Ruzante, per cui si impose tra gli studiosi e i registi italiani di riferimento internazionale per la prosa negli anni ’50 e ’60, quindi nel mondo del Cinema (“Il terrorista”, 1963, “La Betìa”, 1971), della televisione e dell’Opera lirica.

Grazie alle proprie esperienze, divenne direttore del Teatro Stabile di Torino per oltre un decennio fino al 1968, per poi essere nominato Sovrintendente dell’ente lirico a Verona. In anni culturalmente e socialmente cruciali, introdusse in Arena prospettive di respiro europeo, affidando nuovi allestimenti alle visioni innovative di Vilar, Squarzina, Ronconi, Damiani, Pizzi, Bolognini, portando per la prima volta interpreti di rilievo ancora attesi al Festival (fra cui Plácido Domingo, ritrovato più volte, anche nel gala scenico del ’94 di cui curò la regia) o riportandone altri amati e da molto assenti.

In Arena debuttò come regista nel 1977 per la prima volta di “Romeo e Giulietta” di Charles Gounod in italiano, per tornarvi con “Mefistofele” di Boito nel 1979 e con le verdiane “Otello” (1982) e “La Traviata” (1987). Portò in scena due opere che poi divennero un classico del repertorio del Festival areniano: “Aida” dal 1982 e “Nabucco” dal 1991.

Gianfranco de Bosio fu attivo anche al Teatro Filarmonico, con la regia di “Axur Re d’Ormus” di Salieri e con una “Turandot” di Puccini (2009) con molti giovani interpreti destinati a fortunate carriere.

Negli ultimi decenni ha intensificato la sua attività di insegnante, lucido e appassionato, forte delle proprie esperienze ma sempre aperto ai giovani studenti incontrati, frequentemente sia alla Scuola del Piccolo Teatro di Milano, sia all’Accademia per l’Opera di Verona. Solo negli ultimi mesi la malattia aveva indebolito in lui, ma non spento, il fuoco sacro del Teatro.

“All’arte, all’etica e alla persona di Gianfranco de Bosio, l’Arena di Verona deve molto di ciò che è stata e di ciò che è tuttora – ricorda il Sovrintendente e Direttore Artistico Cecilia Gasdia – indicando la via ideale di quello che l’Arena potrà essere. Nella mia carriera ho avuto l’onore di incontrarlo più volte, ancora giovanissima come artista guidata da lui sul palcoscenico, sono tornata in Arena sotto la sua Sovrintendenza, l’ho incontrato nuovamente come docente mentre dirigevo l’Accademia per l’Opera veronese, e ho potuto recentemente affidare alle sue amorevoli cure la storica Aida: anche negli ultimi anni, in cui emergeva la fatica fisica, non trattò mai nessuna ripresa come mero repertorio, al contrario era sempre alla ricerca di nuove soluzioni, perché il teatro fosse sempre vivo, mai museale. Insieme a tutti i lavoratori della Fondazione Arena di Verona, mi stringo alla famiglia di Gianfranco, nostro maestro, in un grazie senza fine”.



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